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NUMERO 14 - 04/07/2018

 Conclusioni delle Giornate di studio su 'Principio di ragionevolezza delle decisioni giurisdizionali e diritto alla sicurezza giuridica'

Desidero innanzitutto sinceramente ringraziare, oltre, naturalmente, Fabio, cui tutti dobbiamo  queste “Giornate”, anche coloro che hanno contributo alla riuscita di questo Incontro: i presidenti delle sessioni, i relatori, gli interventori di questa mattina (con i quali mi scuso per le tempistiche necessariamente ultra ridotte cui li abbiamo dovuti costringere), e tutti i presenti (autorevoli docenti e magistrati e più giovani studiosi), che ci hanno dedicato il loro tempo e la loro interessata attenzione, senza trascurare un grazie particolare a quanti, pur pronti a intervenire, hanno “generosamente” rinunciato ad esporre le proprie riflessioni, rinviando alla comunicazione scritta.  Le Relazioni, le considerazioni dei Presidenti delle diverse sessioni e gli Interventi sono stati di altissimo livello e hanno offerto moltissimi stimoli. Queste “Giornate”, anche attraverso la costante attenzione del qualificato uditorio, hanno dato sicura conferma dell’interesse e – ciò che è ancora più importante – della sensibilità al tema, al quale, come noto, guardo del resto da anni con particolare impegno, tanto da avervi dedicato i vari convegni organizzati dall’AIPDA sotto la mia presidenza. Si sente purtroppo frequentemente sostenere, anche da fonti autorevoli, che l’evoluzione del sistema socio-economico e le nuove tecnologie implicano, per un verso, il superamento delle fonti tradizionali - le regole fissate, in modo generale e astratto dagli organi rappresentativi della volontà popolare - per lasciare il posto alle “pratiche amministrative”, alla giurisprudenza e alle “regole leggere e flessibili” (circolari e linee guida) elaborate dalle stesse amministrazioni o dalle autorità indipendenti; e, per l’altro verso, l’inadeguatezza dei principi storici a spiegare i nuovi fenomeni e la conseguente esigenza di elaborare nuovi principi, tratti di volta in volta da queste nuove “sorgenti” (e, dunque, inevitabilmente, a loro volta, “flessibili”); e di modificare anche il metodo di insegnamento delle nostre materie, allontanandolo dai riferimenti alle tradizioni e al diritto positivo... (segue)



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