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FOCUS - I diritti sociali tra ordinamento statale e ordinamento europeo N. 4 - 14/09/2018

 Ragioni e radici dell'Europa sociale

Nell’Europa della crisi, unione economica, unione politica e unione sociale - e fiscale - non dovrebbero essere considerate in modo disgiunto, ma come parti strettamente interconnesse del processo di integrazione europeo. La realizzazione del mercato unico, almeno quando inteso come strumento di un processo di integrazione più ampio, vive di variabili che non appaiono affatto indipendenti dal rispetto dei diritti anche di quelli sociali. Tale assunto, in realtà, è bene chiarire in premessa, non può essere considerato già acquisito a livello europeo. La posizione rivestita dai diritti sociali, in tale sistema, è frutto di un emergere graduale, che va sviluppandosi su di un piano invero differente rispetto al livello raggiunto nell’ordinamento costituzionale italiano. Il più recente e rilevante intervento in materia è rappresentato dal Pilastro dei diritti sociali, sottoscritto congiuntamente da Parlamento, Consiglio e Commissione durante il “vertice sociale per l’occupazione equa e la crescita”, tenuto a Göteborg il 17 novembre 2017. Si tratta dell’esito ultimo del processo di emersione della dimensione sociale all’interno del processo di integrazione, le cui vie di rafforzamento si rinvengono sia, a diritto europeo invariato, nella normativa di settore e ancor più nelle pronunce delle Corti, nazionali ed europee, sia, e soprattutto, a livello di scelte politiche di un’Europa che voglia essere più unita nei diritti e nelle politiche sociali e fiscali, che necessitano dunque di riforme in tale direzione. Riforme che peraltro potrebbero non riguardare tutti gli Stati, ma realizzarsi a geometrie variabili solo tra alcuni dei Paesi membri. Per cominciare occorre ricordare, sia pure per scenari ricostruttivi, in primo luogo, la portata che i diritti sociali e l’eguaglianza, anche in senso sostanziale, al di là del mero principio di non discriminazione, hanno nelle Costituzioni del secondo dopoguerra e conservano nel costituzionalismo della crisi, riguardata questa non solo sul piano economico, ma anche quale crisi di alcune categorie che erano considerate acquisite al costituzionalismo contemporaneo e che con la globalizzazione e con il cambio di paradigma nel rapporto tra politica e mercato, tra diritto e economia, giungono a incidere sul terreno delle conquiste dei diritti. In secondo luogo, e in tale ambito, si tratta poi di evidenziare come, a trattato vigente, anche alla luce della giurisprudenza europea, l’aspetto sociale sia davvero, come è stato scritto, “la parte dimenticata del Manifesto di Ventotene”, e come ciò in realtà tradisca lo stesso significato più profondo del processo di integrazione. Non vi è dubbio che i diritti sociali sono diritti pretensivi allo svolgimento di politiche pubbliche in grado di realizzarli, ma l’argomento relativo al “costo” di questi diritti non può divenire ragione per far prevalere, negli inevitabili bilanciamenti, le ragioni delle libertà economiche e del mercato. Si tratta infine di delineare quali misure sia possibile intraprendere sul piano delle riforme nonché in definitiva di capire, nella situazione data, successiva all’allargamento ad Est, che si è tradotto, nello scenario di crisi, nelle logiche egoistiche del gruppo di Visengraad e del post Brexit, la natura che l’Unione vorrà assumere in previsione di scelte che potranno segnarne, nel prossimo futuro, il rilancio o al contrario un rischio di dissoluzione, o ancora un ugualmente pericoloso scenario di stallo che si protragga nel tempo… (segue)



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