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NUMERO 24 - 19/12/2018

 Come tenere insieme la 'disintermediazione' istituzionale e la rappresentanza della Nazione?

Il tratto nuovo dell’azione sociale reso possibile dalle nuove tecnologie (internet, robotica, big data, etc.) è senza dubbio la cessazione della intermediazione in una molteplicità di settori, dalla comunicazione alla produzione intellettuale piuttosto che materiale. L’individuo assume su di sé l’idea di poter avere un rapporto diretto e senza mediatori sia quando si rivolge all’esterno della propria sfera individuale, sia quando accede ad una estesa quantità di dati ed elementi esterni che acquisisce al proprio bagaglio informativo. Faccio riferimento, in particolare, al fenomeno sociale e quindi anche istituzionale della disintermediazione ossia della tendenza dell’individuo a proporsi sulla ribalta sociale ed istituzionale senza la mediazione (sociale o politica) di soggetti terzi e anzi a rifiutarla; un vero e proprio “direttismo” (ossia azione diretta) che si esprime attraverso l’ampliamento delle capacità espressive umane reso possibile dalle nuove tecnologie sia di comunicazione e che di azione (l’accessibilità di molti mezzi di espressione e di comportamento di tipo low cost e la ri-localizzazione sia digitale che materiale con le stampanti 3D). D’altronde la rete internet sostanzia la possibilità per chiunque di produrre qualunque cosa e di accedere a qualunque cosa nel senso di stimolare un attivismo impensabile in precedenza (scrivere, dichiarare, esprimersi, decidere, manifestare consenso o dissenso, proporre, produrre, aderire, vendere e comprare…); allo stesso tempo, la rete internet consente di accedere a quantità infinite di informazioni (a prescindere dalla fondatezza reale o scientifica delle stesse). Per di più, l’individuo si trova nella peculiare condizione di produrre contenuto della rete (con il proprio attivismo ma anche semplicemente utilizzandola a fini comunicativi, commerciali e sociali) e di attingere contenuto dalla rete, senza che ci siano formalmente gli intermediari tradizionali (più o meno riconoscibili) che ordinino, selezionino, valutino e qualifichino ciò che la rete genera e consuma al tempo stesso. Dal punto di vista liberale, come sottolinea Tommaso Edoardo Frosini, la rete rappresenta un elemento positivo per la libertà umana nella misura in cui abbatte limiti all’esercizio delle libertà; al tempo stesso, in ogni modo, la rete – per usare le parole della premonitrice riflessione di Vittorio Frosini – inaugura una nuova era di “democrazia di massa” immettendo nella scena politica in modo per l’appunto diretto, istantaneo e consistente una moltitudine di soggetti che non transitano (se non marginalmente) attraverso i tradizionali canali di intermediazione (giornali, stampa, tv, partiti, sindacati e movimenti politici, élite…)… (segue)



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