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FOCUS - Difesa europea, quali prospettive N. 1 - 14/01/2019

 Il pendolo batte stagnazione

La storia delle istituzioni europee ha seguito fin dalle origini un andamento in cui si sono proverbialmente alternati momenti di freno a momenti di ripresa. Gli stop e i go dell’Europa Unita sono stati scanditi dalle circostanze politiche generali e da fattori legati alle dinamiche interne agli Stati membri: entrambi gli elementi, esogeni ed endogeni, si sono riverberati nel processo di elaborazione e di esecuzione dei trattati e, più in generale, in quello di costituzionalizzazione dell’integrazione europea. Se la premessa ha significato per l’intero ventaglio delle competenze che integrano l’esperienza politica e giuridica dell’Unione Europea, vale ancor di più per la politica di difesa comune. Si deve al trattato di Lisbona il progetto organico di una riforma delle intese esistenti tra gli Stati membri per regolare aspetti importanti della politica di difesa comune, intesa come impiego della forza legittima degli Stati sovrani dell’UE. I fattori che concorsero a tradurre in percorsi istituzionali condivisi e volti all’integrazione furono molteplici e motivati da ragioni storiche, come quelle consegnate ai contemporanei dalle drammatiche esperienze di guerra nel novecento -che recò il disastro della II guerra mondiale e, nei più vicini anni ‘90, la dissoluzione sanguinosa della ex Jugoslavia e la guerra del Kosovo- ma anche dall’evoluzione dei percorsi pattizi, a partire dagli anni ‘50. La consapevolezza cui la comunità dei paesi europei perviene con il trattato di Maastricht (1992), istituzionalizzando con il “secondo pilastro” l’endiadi “politica estera e sicurezza comune”, afferma l’inscindibilità delle due competenze e si muove in chiave evolutiva con la trasformazione della CEE in Unione Europea. La linea di intervento dei trattati in materia di politica comune di difesa segue poi un chiaro percorso evolutivo con il trattato di Amsterdam (1999), che istituisce la figura dell’Alto rappresentane dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, e con la riforma del Trattato di Nizza che autorizza missioni di pace dell’Ue. L’evoluzione normativa culmina, dunque, con il Trattato di Lisbona, che stabilizza la figura dell’Alto rappresentante devolvendo alla sua azione la rappresentanza esterna dell’UE, e da ultimo con la PESCO, nata per potenziare la sicurezza e la difesa nel quadro della cooperazione strutturata permanente… (segue)



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