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FOCUS - Parlamento e governo parlamentare in Italia. Verso un affresco contemporaneo. N. 3 - 15/04/2019

 Alla ricerca della funzione parlamentare di coordinamento

È la terza volta che ricevo il graditissimo invito dal CEST a partecipare alle sue iniziative torinesi. Da un anno all’altro cambia, assai velocemente, il clima politico, muta, anche in profondità, il contesto istituzionale, ma si tratta sempre di incontri stimolanti, ben concepiti e mirati a raggiungere obiettivi sia scientificamente, sia istituzionalmente molto significativi. Da studioso, anzitutto, di diritto parlamentare, non posso non apprezzare, in particolare, la scelta di rivolgere il focus dell’incontro di quest’anno nei confronti del Parlamento, oggi. E anche l’uso, nel titolo della giornata di studi, di un verbo impegnativo, che invita a “ripensare il Parlamento”, mi pare pienamente condivisibile. In effetti, è noto che l’istituzione parlamentare, nel corso della sua storia, ha costantemente mostrato grandi capacità di adattamento e di trasformazione, pur restando immutata in alcuni dei suoi tratti fondamentali, specie quelli esteriori e in qualche modo simbolici. Basti pensare al classico passaggio dal “Parlamento dei notabili” al “Parlamento dei partiti”, che ha avuto luogo, in Italia, all’inizio del XX secolo. Con sguardo ancor più ampio e comprensivo, questo passaggio è stato ad esempio descritto con formule efficaci, di recente, da Cristina Leston Bandeira: tra il XIX e il XX secolo, per effetto dell’ampliamento del suffragio e dello sviluppo dei partiti di massa, si è passati in Europa da un “Gentlemen’s club Parliament” a un “Representative Parliament”. Nel tornante tra il XX e il XXI secolo stiamo probabilmente assistendo a un’altra profonda trasformazione, posto che il “Representative Parliament”, o – se si vuole – il Parlamento dei partiti, tende oggi a mutare in quello che è stato definito, sempre da tale studiosa, come un “Mediator Parliament”: in cui cioè gli strumenti tradizionali della rappresentanza politica sono sfidati dai canali di comunicazione offerti dalle nuove tecnologie e in cui, correlativamente, il focus dell’attenzione parlamentare si sposta dall’esecutivo ai cittadini, non più soddisfatti dalla partecipazione al solo momento elettorale, né dal tradizionale canale costituito dai partiti politici. Il cambiamento in atto tende ad essere cavalcato – come già è accaduto in altre fasi di trasformazione – dalle forze populiste, che spesso tendono ad assumere la veste di forze “tecnocratico-populiste” o, in breve, “tecno-populiste”: che sommano cioè, al loro interno, elementi populistici (anti-elitari e anti-pluralisti) ed elementi tecnocratici, pur apparentemente tra loro opposti, allo scopo di contrapporsi al modello alternativo, e prevalente nel XX secolo, della “democrazia dei partiti”. Comunque lo si identifichi e lo si denomini, si va giustamente diffondendo la consapevolezza di essere in effetti davanti a un momento-chiave per le istituzioni della rappresentanza politica, alle quali internet e i social media lanciano inedite sfide, spesso di carattere esistenziale. Per darne una misura, fors’anche assai grossolana, si può richiamare il contenuto di un tweet che, in una semplice battuta, sintetizza a mio avviso molto efficacemente la situazione attuale: “Citizens using 21st cent tools to talk, gov’t using 20th cent tools to listen, and 19th cent processes to respond”. In termini un minimo più elaborati, ma pur sempre assai semplificati, siamo cioè in una situazione in cui la domanda politica si manifesta ormai in larghissima prevalenza con tecnologie e tempi del XXI secolo (grazie alle possibilità offerte dalla rete e dai social media), viene recepita ed elaborata con strumenti che erano quelli propri del XX secolo (i partiti politici, con le loro forme organizzative, rinnovatesi solo assai parzialmente) e riceve risposta perlopiù ricorrendo a meccanismi istituzionali che, nelle loro linee di fondo, risalgono al XIX secolo (a partire dal procedimento legislativo parlamentare e dalle stesse forme della rappresentanza politica)… (segue)



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