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NUMERO 10 - 22/05/2019

 Il Belgio al triplo voto regionale, nazionale ed europeo: l’identità ''da scheda a scheda''

L’analisi dello scenario politico ed istituzionale belga è senza dubbio reso complesso dall’articolazione federale dello Stato che, come noto, prevede una accentuata frammentazione istituzionale e una garantita differenziazione identitaria in ragione delle collettività culturali e alla luce della presenza, oltre allo Stato federale, di tre Regioni (quella delle Fiandre, quella vallone e quella di Bruxelles) e di altrettante comunità diversificate su base linguistica (fiamminga, francese e germanofona). Tant’è che l’art. 1 della Costituzione belga formalizza questa articolazione dichiarando che “La Belgique est un Etat fédéral qui se compose des communautés et des régions”; oltre alle Regioni e le Comunità citate, l’art. 4 prevede anche quattro regioni linguistiche ossia quella francese, quella nederlandese, quella bilingue di Bruxelles e quella tedesca. Si tratta di un’articolazione resa ancora più complicata dalla distribuzione demografica del Paese: dei poco più di 11 milioni di cittadini, infatti, quasi il 60% parla fiammingo, il 40% francese e l’1% tedesco e Bruxelles ne raccoglie oltre il 10% con 1,3 milioni di abitanti; in ragione delle previsioni costituzionali che disciplinano il federalismo belga, siamo in presenza di una asimmetria regionale che “rappresenta un elemento costitutivo della struttura statale” e che “penetra in profondità non solo la sfera competenziale bensì, in maggior misura, quella relativa all’organizzazione istituzionale dello Stato complessivamente inteso”. Il Belgio, inoltre, è stato in questi anni caratterizzato da una marcata debolezza istituzionale degli organi che partecipano alla forma di Governo federale, nell’ambito di una Monarchia parlamentare che ha più volte assistito alla difficoltà a formare un Esecutivo nazionale nel pieno delle proprie funzioni. Nel 2010, dopo le elezioni politiche, fu necessario attendere oltre un anno prima di poter arrivare alla formazione di un Governo (guidato dal socialista Elio Di Rupo) che succedesse all’esecutivo di Leterme, nell’ambito anche di un programma di riforme istituzionali (“Accord Papillon”), dopo che con la questione elettorale del collegio BHV (la c.d. “scissione dell’arrondissement di Bruxelles-Hal-Vilvorde”) il quadro politico si era fortemente destabilizzato proprio sulle regole istituzionali. Una situazione, quella belga dunque, che dal punto di vista istituzionale ha più volte propiziato prospettive di riforma legislativa e costituzionale, come accaduto negli anni più recenti in particolare nella legislatura tra il 2010 e il 2014… (segue)



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