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NUMERO 10 - 22/05/2019

 Bulgaria. Le elezioni europee del 2019

La Bulgaria è un paese che ha acquisito tardivamente la propria statualità, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Sulla base di quanto stabilito al Congresso di Berlino, nel 1878 la Bulgaria divenne un Principato autonomo tributario dell’Impero ottomano ed il 16 aprile 1879 la Grande Assemblea nazionale approvò la c.d. Costituzione di Tărnovo, la quale introduceva una monarchia parlamentare dualista. Solo a seguito dell’insurrezione dei Giovani Turchi dell’estate del 1908, che indebolì profondamente l’Impero ottomano, la Bulgaria proclamò la propria indipendenza, il 5 ottobre 1908, ma mantenne la stessa Costituzione, che rimase in vigore fino al 1947. Nonostante sia stata sospesa più volte e sia stata in larga misura disapplicata nel periodo interbellico, la Costituzione di Tărnovo ha esercitato una profonda influenza sulla successiva evoluzione costituzionale del paese. Dopo essere entrata nel secondo conflitto mondiale a fianco della Germania nazista, con il colpo di Stato del 9 settembre 1944 del Fronte patriottico, guidato dai comunisti bulgari – e la successiva occupazione delle truppe sovietiche – la Bulgaria entrò nella sfera di influenza dell’Unione sovietica. In un primo periodo di transizione si poté assistere ad una commistione di elementi della precedente forma di Stato ed elementi tipicamente socialisti e con il referendum del 6 settembre 1946 venne sancito il passaggio ad una forma di Stato repubblicana. L’anno successivo, il 6 dicembre 1947, venne approvata la Costituzione della Repubblica popolare di Bulgaria, con la quale la Bulgaria assunse la forma di una “democrazia popolare”. Infine, la Costituzione del 18 maggio 1971 segnò l’inizio della terza fase del periodo socialista, ovvero quella dell’avvio dei particolarismi nazionali, e costituzionalizzò il ruolo guida del partito comunista. La transizione verso un modello liberal-democratico in Bulgaria ebbe inizio in conseguenza degli eventi in corso nell’Unione sovietica e negli altri paesi dell’Europa centro-orientale. Dopo avere provocato le dimissioni del segretario generale Todor Zhivkov, da 35 anni al potere, nel novembre del 1989 il partito comunista bulgaro (PCB) procedette alla sua destituzione dalla carica di presidente del Consiglio di Stato (l’organo collegiale a capo dello Stato). Il 3 gennaio del 1990 vennero avviate le trattative tra il governo e i rappresentanti delle opposizioni dell’Unione delle forze democratiche, ovvero un blocco che riuniva 9 dei circa 50 partiti formatisi dall’inizio della transizione. A differenza di altri paesi dell’area, in Bulgaria, il PCB – che presto assunse la denominazione di “Partito socialista bulgaro” (PSB) – mantenne un ruolo centrale nel processo di transizione e nella fase immediatamente successiva (fino alle elezioni parlamentari del 1997), mentre le forze di opposizione si presentavano come particolarmente divise… (segue)



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