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NUMERO 10 - 22/05/2019

 Lussemburgo: il 2019 segna la fine del dominio cristiano-sociale

Il Granducato di Lussemburgo è una delle democrazie più stabili e longeve del continente europeo. Raggiunta l’indipendenza con il Congresso di Vienna (benché fino al 1890 in unione personale con la Corona dei Paesi Bassi) e la conformazione territoriale attuale nel 1839, si è dotato della Costituzione tuttora vigente sin dal 1868. Il corpus del 1868 è giunto al XXI secolo con modifiche quantitativamente limitate, benché intervenute in punti qualificanti anche anche in tempi recenti. In particolare, la tendenza è  stata quella di un progressivo ridimensionamento della figura del monarca (il Granduca) – a tutto vantaggio della dialettica parlamento/governo – sia in relazione alla sua compartecipazione alle scelte legislative, sia rispetto all’esercizio del potere regolamentare del sovrano. Inoltre, alla modifica del testo costituzionale si è accompagnata una evoluzione interpretativa che ha accentuato quelle stesse linee evolutive. Formalmente, la Costituzione lussemburghese (art. 77) prevede tuttora la nomina e la revoca dei membri del Governo da parte del Granduca, addirittura escludendo esplicitamente la presenza di qualsiasi “autorità intermedia” tra membri del Governo e Granduca (art. 79). Tuttavia, la previsione della responsabilità ministeriale (art. 78) ha consentito uno sviluppo della forma di governo in senso pienamente parlamentare, nonché l’emersione – nel completo silenzio della Carta costituzionale – di un Primo ministro (Premier Ministre), con qualche non secondario parallelismo rispetto all’evoluzione costituzionale italiana… (segue)



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