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NUMERO 10 - 22/05/2019

 Le elezioni europee in Romania: verso una “europeizzazione” del sistema politico romeno?

La Costituzione romena che è stata adottata all’indomani della caduta del regime di Ceaușescu è il frutto di una transizione politico costituzionale ancora dibattuta, che ha portato la Romania ad un progressivo avvicinamento, seppur faticoso nella prassi, a valori e principi del costituzionalismo liberale, anche per mezzo dell’entrata, nel 2007 con la Bulgaria, nell’Unione Europea. Numerose critiche furono sollevate attorno alla “transizione” costituzionale romena: infatti, secondo rilevante e recente dottrina, le sue dirette conseguenze sono riconoscibili sull’attuale sistema politico romeno, tra cui la permanenza delle oligarchie del precedente regime all’interno delle nuove istituzioni. L’affermazione del costituzionalismo in Romania, come in altri Stati dell’ex blocco sovietico ancora fatica ad affermarsi. Anzi, anche la Romania è “affetta”, sebbene in modo diverso e minore rispetto ai casi ungherese e polacco, dal constitutional backslinding o regressione costituzionale. L’ordinamento costituzionale romeno è stato associato a un “bricolage”, le cui radici possono essere identificate, soprattutto per la forma di governo e analogamente a larga parte degli ordinamenti costituzionali dell’Europa Centro-Orientale, nella Costituzione francese della V Repubblica francese ed al Grundgesetz, a cui si aggiunge la vicinanza verso il bicameralismo italiano del caso romeno, parzialmente riformato nel 2003. Nella quasi totalità di queste nuove esperienze costituzionali è stata introdotta, oltre ai diritti fondamentali ed ai principi del costituzionalismo liberale, una forma di governo parlamentare razionalizzata o semipresidenziale, quindi elezione diretta del Presidente della Repubblica nonché instaurazione del rapporto di fiducia tra organo legislativo ed esecutivo… (segue)



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