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NUMERO 11 - 05/06/2019

 I gruppi politici del Parlamento Europeo dopo le elezioni 2019. Il superamento del duopolio popolari-socialisti e le questioni aperte

La nona legislatura del Parlamento Europeo prenderà avvio – secondo quanto stabilito dall’art. 146 del Regolamento PE – il primo martedì successivo al mese dopo quello in cui si sono svolte le elezioni, dunque con la seduta plenaria che si terrà a Strasburgo il 2 luglio. In quell’occasione i 751 nuovi eurodeputati saranno chiamati a compiere il primo, fondamentale, passo per la vita dell’istituzione, ossia l’elezione del Presidente dell’Assemblea, nonché dei 14 Vicepresidenti e dei 5 Questori che con lui formeranno l’Ufficio di Presidenza. Nello scadenzario degli eventi che condurranno all’avvio della nuova legislatura vi è, tuttavia, un passaggio preliminare rispetto a questo primo delicato appuntamento, un adempimento prodromico che può essere definito come altrettanto decisivo. Entro il 1 luglio, infatti, ciascuno deputato potrà dichiarare la propria iscrizione ad un gruppo politico, in modo che la composizione dei Gruppi possa essere successivamente formalizzata, così come previsto dall’art. 32, par. 5, del Regolamento PE. La costituzione dei gruppi politici - che come noto devono rispondere ad un doppio requisito numerico (minimo 25 deputati che rappresentino almeno un quarto dei Paesi dell’Unione) e, soprattutto, raccogliere deputati legati da “affinità politica” (ex art. 32, par. 1, del Regolamento PE) - segnerà ufficialmente la definizione degli equilibri di forza nell’Unione per i prossimi cinque anni. L’influenza dei Gruppi politici viene solitamente – e giustamente - ricordata soprattutto con riferimento al ruolo degli Spitzencandidaten, nella prospettiva dell’elezione del Presidente della Commissione, passaggio evidentemente cruciale per la vita dell’Unione, che avverrà a metà luglio. E tuttavia i gruppi politici hanno via via assunto sempre maggior importanza proprio all’interno dell’istituzione parlamentare, divenendone il cuore, anche in ragione del costante ampliamento del Parlamento sia in termini di componenti che in termini di poteri assegnati dai Trattati. In un Parlamento, infatti, sempre più ampio, articolato, composito e a vocazione inclusiva (è la “più inclusiva” delle istituzioni europee, è stato detto), costretto dunque a razionalizzare i procedimenti decisionali per poter funzionare, è soprattutto nelle sedi ristrette – in primo luogo i due organi direttivi, Consiglio di presidenza e Conferenza dei capigruppo, ed in seconda battuta le Commissioni permanenti – che si perfezione il processo decisionale ed è lì che si misura l’incidenza dei Gruppi… (segue)



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