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NUMERO 18 - 10/06/2020

 La giustizia civile nell'emergenza e dopo. Intervista al Presidente Bichi

Fed: Presidente Bichi, il Paese ha iniziato la fase 2: riaprono diversi uffici, le società, gli esercizi commerciali (seppur con molte prescrizioni di cautela, prime fra tutte l’obbligo di mascherina ed il distanziamento); nelle prossime settimane saranno liberi anche gli spostamenti fra le regioni: come vede la fase 2 della giustizia ordinaria, e in quella civile in particolare? 

RB: Nel periodo di sospensione obbligatoria nei mesi di marzo-aprile e sino all’11 maggio il Tribunale di Milano, al centro dell’area più colpita da Covid 19, ha dovuto organizzarsi precludendo gli accessi in maniera drastica agli utenti e allo stesso personale di magistratura e amministrativo, per garantire il contenimento massimo della diffusione della virosi. Il Palazzo di Giustizia concentra e racchiude tutti i principali uffici giudiziari di Milano; giornalmente, in periodo normale, vi sono ingressi di sei-settemila persone. La priorità è stata quella di interrompere assolutamene tali presenze per impedire il sorgere di un possibile centro di diffusione e contagio.

Pur essendo questa la priorità, comunque, è stata garantita la gestione effettiva di molti procedimenti d’urgenza civili e dei procedimenti penali a trattazione necessaria riguardanti gli arrestati (convalida, direttissime); inoltre il Tribunale ha definito 1420 cause civili ordinarie e 290 procedimenti penali. Si tratta di una produzione significativa, tenuto conto della “sospensione” obbligatoria della maggior parte degli affari. Comunque l’attività giudiziaria è stata estremamente inferiore rispetto al medesimo periodo ordinario dello scorso anno: grosso modo, un decimo per il penale e un quinto/sesto per il civile; gli altri processi e le altre cause sono state rinviate cercando di contenere i differimenti entro il 2020.

Per il civile, l’operatività del processo telematico, già da tempo in esercizio, ha aiutato, come si vede dagli stessi numeri della fase 1, giacché è stato possibile procedere a trattazione da remoto con scambio di note e memorie con deposito telematico e, così pure, per il provvedimento del giudice.

Proprio per questo, penso che nella fase 2 il settore civile deve perseguire un forte recupero di produttività. Potranno trovare difficoltà le udienze istruttorie che prevedono la presenza di soggetti terzi (testimoni, consulenti), per il permanente problema del distanziamento sociale, ma per gli altri tipi di udienze non vedo difficoltà. Inoltre, in alcuni settori, nei quali è fondamentale la partecipazione della parte (processo del lavoro, ricorsi urgenza presso le sezioni impresa, famiglia, amministrazione di sostegno) molti giudici hanno già fatto ricorso sistematico alla videoconferenza tramite Teams.

Ed infatti nelle mie linee guida per la fase 2, indico che devono trovare normale celebrazione le udienze di precisazione delle conclusioni e quelle che possono risolversi nella riserva di provvedmento del giudice. L’obiettivo è giungere rapidamente ad uno standard di produttività ordinario. Termine massimo per giungere ad una normale produttività, virosi permettendo, il mese di ottobre.

Si sono poi create alcune sacche di arretrato più accentuate; faccio riferimento a quei settori in cui è ineliminabile la diretta partecipazione della parte (convalida di sfratto) o vi è la necessità di copartecipazione di molti soggetti (udienze fallimentari, aste giudiziarie ecc.)... (segue)



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