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NUMERO 17 - 14/07/2021

 In ricordo di Giuseppe Tesauro

Giuseppe Tesauro era un predestinato. Anche se essere un “figlio d’arte” non sempre è una scorciatoia per il successo. Un cognome ingombrante è un’arma a doppio taglio. Il paragone è dietro l’angolo e il rischio di fallimento anche. E se il termine di riferimento è il grande Alfonso Tesauro, devi avere un talento davvero eccezionale per proseguire negli studi giuridici e spalle larghe per scegliere in autonomia poi la tua strada. Ebbene entrambe le qualità in lui c’erano, forti e spiccate, sin da giovane. Così, non scelse il Diritto costituzionale, che il padre insegnava a Giurisprudenza nell’Università di Napoli e già vedeva il cugino Paolo approfondire i suoi studi di Diritto pubblico americano, ma il Diritto internazionale e il Diritto delle Comunità europee, poi Diritto dell’Unione europea, che proprio lui avrebbe contribuito in maniera decisiva a rendere disciplina con propria dignità di autonomia scientifica. Così, non si lasciò mai irretire dalle sirene della politica, che vide il padre potente Deputato e Senatore democristiano per tante legislature, ma fu lui scelto dalla politica per coprire incarichi istituzionali ai massimi livelli, italiani ed europei. Il Diritto costituzionale era, per tanti versi, un orizzonte di destino per Giuseppe Tesauro, sino all’apoteosi della nomina a Giudice costituzionale e poi della sua elezione a presidente della Corte costituzionale. Quella Corte della cui legge sul funzionamento (l. n. 87 del 1953) fu relatore alla Camera dei deputati proprio il padre Alfonso. Ma andiamo per ordine, seppure in necessaria sintesi, a dover ripercorrere una biografia davvero eccezionale... (segue)



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