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NUMERO 15 - 01/06/2022

 XX Rapporto sulla legislazione della Regione Emilia-Romagna (con presentazione di Stefano Ceccanti)

PRESENTAZIONE DI STEFANO CECCANTI

Ringrazio molto per l’invito a concludere la presentazione di questo rapporto. Ritengo sia molto utile per un confronto tra la produzione legislativa regionale e quella nazionale, che è l’aspetto sul quale intendo soffermarmi anche alla luce della mia esperienza al Comitato per la legislazione e alla Commissione affari costituzionali della Camera.

Da questo confronto emergono analogie e differenze.

Tra le analogie segnalo la prevalenza dell’iniziativa governativa (nel rapporto a p. 12); il rapporto segnala che questa prevalenza a livello regionale si è affermata più tardi, ma comunque è un dato che accomuna la regione Emilia-Romagna non solo al livello nazionale ma alle principali democrazie contemporanee. Questo è un dato di realtà ed è un portato di caratteristiche oggettive della nostra contemporaneità (le “accelerazioni” prodotto della globalizzazione; le procedure UE che in molti casi privilegiano i dialoghi tra gli esecutivi). Gli esecutivi divengono in realtà i comitati direttivi delle rispettive maggioranze e questo spiega anche la tendenza alla loro legittimazione diretta da parte dei cittadini: se lì si concentra la gran parte del potere effettivo, lì deve esservi una forma di responsabilizzazione chiara rispetto agli elettori.

In relazione a questi mutamenti obiettivi e non reversibili della realtà la sfida per i legislativi è quella di trovare modalità per “inserirsi” nei processi in atto.

Un’altra analogia è data dalla prevalenza dell’attività emendativa in sede di Commissione (p. 13). Per quanto compete il livello nazionale credo che questo dovrebbe indurre, in occasione delle prossime riforme regolamentari, a valorizzare i procedimenti “decentrati”.

Tra le differenze vorrei segnalare il maggiore ricorso, indicato nel rapporto, alle procedure di “delegificazione” (ben il 57% delle leggi regionali dell’Emilia Romagna approvate lo scorso anno contiene norme di delegificazione, pp. 13-14). Si tratta invece di un istituto in crisi a livello nazionale. Credo sarebbe utile avviare un confronto su queste diverse esperienze. Questo anche per valutare quali eventuali modifiche introdurre nell’articolo 17 della legge n. 400 del 1988.

Un’altra buona pratica a livello regionale (p. 11) che andrebbe incentivata a livello nazionale è quella delle attività di manutenzione normativa: il rapporto segnala in particolare l’abrogazione di 32 leggi nel 2021 e ricorda il dato notevole dell’ultima Legislatura regionale conclusa, la decima, che ha visto l’abrogazione di 272 leggi. È anche interessante che lo strumento principale utilizzato sia quello del provvedimento collegato alla legge europea 2021. Questo perché lo sforzo di “pulizia” normativa è sollecitato dalle stesse autorità UE. In particolare, la commissione von der Leyen ha opportunamente introdotto, per la normativa UE, il principio one in one out: per ogni nuova normativa UE introdotta una normativa precedente deve essere abrogata.

L’altra grande differenza è poi data dal maggiore ricorso fatto durante la pandemia dai consigli regionali – compreso quello dell’Emilia Romagna – a modalità di lavoro da remoto anche per le sedute con votazioni (p. 7). A livello di parlamento nazionale invece per tutti i lavori di Assemblea e per le sedute di votazione in commissione si è mantenuto l’obbligo di presenza fisica. Come saprete, ho condotto, insieme ad alcuni colleghi, una battaglia per giungere anche in Parlamento a un modello più simile a quello adottato dal vostro consiglio regionale. Si tratta come è noto, di una battaglia che al momento abbiamo perso. Ma anche su questo può essere interessante un confronto per tentare invece di fare tesoro della vostra esperienza.

Due riflessioni conclusive

In primo luogo, il rapporto evidenzia (p. 15) che la legislazione dell’Emilia-Romagna è intervenuta prevalentemente su materie di competenza legislativa concorrente. È un dato che emerge ormai da molti anni anche dal capitolo sulla legislazione regionale dell’annuale rapporto sulla legislazione della Camera. Questo conferma che il nostro regionalismo che non può che essere di tipo “cooperativo”, non fondato sulla rigida separazione di competenze. E viene quindi confermata l’esigenza di procedure concertative tra i diversi livelli di governo territoriale e, insieme, di una loro trasparenza. Come convogliare – come sollecitato anche dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 251 del 2016 – queste esigenze di concertazione trasparente in ambito parlamentare? Anche questo è un tema da affrontare.

Deve essere comunque registrata con soddisfazione la notazione del rapporto (p. 16) sulla diminuzione del contenzioso tra Stato e regione Emilia-Romagna. È un dato comune anche alle altre regioni, come segnalato dalle relazioni annuali della Corte costituzionali e dai rapporti annuali sulla Legislazione della Camera. Ed è un segnala positivo sul fatto che evidentemente funzionano meccanismi di “precontenzioso” che gli ultimi governi hanno cercato di porre in essere. 

In secondo luogo, il rapporto ricorda (p. 42 e p. 141) come nell’ambito delle sessioni europee sia stato affrontato ovviamente il piano Next Generation EU. Credo che – come evidenziato anche dal recente seminario organizzato a Torino, il 1° aprile scorso, dalla Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome – su questo molto sia ancora da fare per elaborare modalità condivise tra le assemblee elettive dei diversi livelli per il monitoraggio dell’attuazione del PNRR. Si tratta di porre in essere in primo luogo uno sforzo conoscitivo per comprendere come il Piano si sta sviluppando sul territorio, per poi giungere anche allo svolgimento delle necessarie funzioni di indirizzo e di controllo. Anche questo dovrebbe implicare una riflessione su quali procedure e quali sedi innovative individuare per svolgere questi compiti.

 



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