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 Riflessioni a prima lettura su alcuni elementi critici della nuova composizione del Senato delle Autonomie nel progetto di riforma costituzionale del Governo Renzi

Il nuovo esecutivo guidato da Matteo Renzi sembra voler dare avvio ad un complessivo iter di riforme, indirizzate, tra gli altri settori, ad interessare anche la nostra Carta costituzionale. In questo senso, infatti, il recente d.d.l. costituzionale del 31 marzo 2014 (A.S. 1429) rappresenta un corposo e complessivo progetto di revisione della Costituzione, orientato – in particolar modo – ad incidere sull’attuale assetto parlamentare a bicameralismo perfetto nonché sul riparto delle competenze entro le quali lo Stato e le Regioni possono esercitare le proprie funzioni normative. Senza avere la pretesa di analizzare nel dettaglio i plurimi profili di novità contenuti nel menzionato progetto di revisione, il presente contributo intende soffermarsi unicamente su alcuni aspetti relativi alla composizione del nuovo Senato. Nelle intenzioni del disegno di legge, infatti, il superamento del modello bicamerale, per come fino ad oggi conosciuto, rappresenta di certo un elemento di forte caratterizzazione. Il conseguimento di tale obiettivo, nello specifico, viene immaginato sulla base di una revisione tanto delle competenze funzionali quanto della composizione dell’attuale Senato della Repubblica che, all’esito della riforma, dovrebbe assumere le nuove sembianze di Senato delle Autonomie (cfr. “nuovo” art. 55, co. 1, Cost.)... (segue)



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