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NUMERO 20 - 30/10/2019

 L'Umbria, il tramonto di una regione 'rossa'

Il 27 ottobre 2019 gli elettori umbri hanno deciso di invertire la direzione di marcia della storia politica regionale tracciando una linea indelebile tra il prima e il dopo, e decidendo di affidare – per la prima volta dal 1970 – il governo dell’Amministrazione regionale alla coalizione di centrodestra, a trazione leghista. A vincere la competizione elettorale è Donatella Tesei, già sindaco di Montefalco (piccolo comune umbro di circa 5mila abitanti) e senatrice del Carroccio. Dal lato numerico, i risultati sono eclatanti. La coalizione di centrodestra arriva alla vittoria storica sfiorando il 58% dei consensi. Il “patto civico” tra PD, partiti del centrosinistra e Movimento cinque stelle, siglato alla vigilia del voto sulla base dello schema nazionale, e a livello locale interpretato da Vincenzo Bianconi, arriva al 37,5%. Tutte le altre liste minori aggregate attorno agli altri candidati presidenti non riescono ad eleggere propri rappresentanti nel prossimo Consiglio regionale. Se dal dato aggregato, passiamo all’analisi dei voti di lista, il quadro assume proporzioni storiche ancora più significative. Tra i vincitori, la Lega sfiora il 37% dei consensi e ottiene otto consiglieri (ne aveva due), Fratelli d’Italia registra un ottimo risultato con il 10,4% e due consiglieri (ne aveva uno). È positivo anche il bilancio della lista della candidata presidente, che dimostra di saper portare un significativo valore aggiunto al suo rassemblement in termini di voti (con un consigliere eletto). Nel centrodestra, chi appare in difficoltà è Forza Italia, che a fronte di una perdita di circa 7mila voti rispetto al 2015, riesce a mantenere un solo consigliere. Tra il centrosinistra non si salva nessuno. Il Partito democratico si ferma a 93mila voti circa (lo sconfinamento sotto quota 100mila voti è politicamente significativo), con il 22,3% delle preferenze e cinque consiglieri (ne aveva undici). Il Movimento cinque stelle, in alleanza con i partiti del centrosinistra, registra una brusca frenata rispetto a tutte le elezioni precedenti (locali e sovralocali) con il 7,1% delle preferenze e un solo consigliere regionale. La lista del presidente riesce ad eleggere un consigliere, mentre tutti gli altri alleati di sinistra e centrosinistra non eleggono rappresentanti. Dai dati registrati, in Umbria il “patto civico” risulta sconfitto con ampie proporzioni. Il PD, in particolare, si conferma il partito delle upper class, capace di prendere voti prevalentemente nei centri storici delle città più importanti, perdendo consensi nelle periferie e nei centri minori. Nel tentativo di spiegare le ragioni che conducono al radicale mutamento della storia politica umbra è necessario ricorrere a una categoria affermata nella letteratura socio-politologica nazionale. Il richiamo che s’intende proporre in questa circostanza è alla “subcultura politica” territoriale. Per molti anni questa categoria ha rappresentato una chiave di lettura importante per comprendere e interpretare alcune delle caratteristiche tipiche del sistema politico italiano. Sul tema esistono numerosi studi che per molti anni hanno concentrato l’attenzione sulla peculiarità delle regioni “rosse” dell’Italia centrale, all’interno della quale l’Umbria veniva inclusa, insieme ad Emilia Romagna, Toscana e Marche. Rispetto a questa categoria (che ricomprende anche il Nord-Est italiano, inteso come territorio a subcultura politica prima “bianca” e poi “verde”, con la Lega Nord che a partire dagli anni novanta prende il posto della Democrazia cristiana continuando a garantire una forte stabilità istituzionale al governo di quei territori), Carlo Trigilia ne fornisce una definizione esaustiva. A questo proposito, secondo l’autore, per subcultura politica territoriale deve intendersi: un particolare sistema politico locale, caratterizzato da un elevato grado di consenso per una determinata forza e da una elevata capacità di aggregazione e mediazione dei diversi interessi a livello locale. Questo presuppone l’esistenza di una fitta rete istituzionale (partiti, chiesa, gruppi di interesse, strutture assistenziali, culturali, ricreative) coordinata dalla forza dominante, che controlla anche il livello locale e tiene i rapporti con il sistema politico centrale (Trigilia 1986: 47-48)… (segue)



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