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NUMERO 16 - 04/09/2019

 Autodeterminazione vs. eterodeterminazione dell’elettore: voto, privacy e social network

Ci è stato proposto un tema di riflessione che incrocia profili di carattere strettamente giuridico-costituzionale con dinamiche più propriamente politologiche e sociologiche e, non meno, di carattere economico. Se partiamo da queste ultime, il tema è quello delle società che controllano i grandi social network. Poche società divenute centri di un potere del digitale, che concentra in capo a pochi soggetti la titolarità di una mole sterminata di informazioni. Una enorme concentrazione economica che la potenza di automazione e di rielaborazione ha prodotto nelle mani di soggetti privati, non senza implicazioni di carattere giuridico. Una nuova forma di sovranità che non ha più caratteri necessariamente privati o pubblici, personali o collettivi, ma essenzialmente tecnici. Nondimeno, come ogni forma di potere sovrano, pone il tema della definizione dei limiti e di quali regole applicare. Nel paradigma digitale fatto di big data, internet delle cose (IoT), intelligenza artificiale e automazione di tutti i processi produttivi e comunicativi l’incidenza sulla sfera individuale e, dunque, su dignità e libertà dell’uomo da parte dei detentori di queste conoscenze tecnologiche può manifestarsi in più modi: dai sistemi che generano controllo a distanza dell’individuo lavoratore, alle informazioni connesse al corredo genetico di ciascuno di noi, alla massiva raccolta di dati sanitari connessi a dispositivi medici, patrimonio economico inestimabile per le aziende farmaceutiche e le compagnie assicurative, alla profilazione piegata alle finalità elettorali e politiche (si pensi al caso Cambridge Analytica). Non solo il progredire tecnologico sembra sfuggire alle forme conosciute di regolazione giuridica, ma, se guardiamo meglio i tratti di questo nuovo sovrano digitale, scavando oltre l’immagine dell’innovazione come fattore di sviluppo e di liberazione della persona, ne scopriamo una dinamica interna mirata ad una crescita esponenziale e ad una sua diffusione che si mostra insofferente all’idea di limitazioni. Come si governa la tecnologia digitale diviene così il primo interrogativo; un processo di trasformazione che pone al giurista l’urgenza della comprensione del fenomeno e la ricerca di spazi di regolazione giuridica e la conseguente elaborazione di nuove forme e strumenti di tutela idonei a fissare la misura del potere ed a proteggere i diritti. Va anche chiarito subito che l'utilizzo crescente dei big data è un fenomeno che, a prescindere dal settore in cui essi trovano concreta applicazione, investe in via prioritaria il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali (prima di tutto inteso quale diritto alla autodeterminazione informativa), dal momento che queste tecniche sono finalizzate alla previsione dei futuri comportamenti degli individui e sono basate sullo studio delle loro abitudini, preferenze e frequentazioni attraverso l'analisi delle molteplici tracce digitali generate dai sistemi di localizzazione, transazione e interazione digitale… (segue)



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