Che cos’è una Costituzione? A cosa serve una Costituzione? Cosa si intende per diritti inviolabili e per doveri inderogabili? Sollevare interrogativi, creare discussioni. Alimentare il dubbio, il dibattito, la dialettica e il confronto. Insegnare la Costituzione vuol dire consentire di acquisire uno strumentario etico e civile autonomo e idoneo a creare una rete inclusiva di conoscenza che permetta di capire cosa vuol dire vivere ogni giorno in un’ottica di convivenza plurale. Spiegare e raccontare la Costituzione significa stimolare all’attivismo e alla partecipazione alla vita pubblica, affinché ciascuno possa praticare, raccontare e farsi promotore dei principi contenuti nella Carta fondamentale e, così, contribuire al progresso della società; se sulla “libertà bisogna vigilare”, diventa allora necessario impegnarsi quotidianamente e ciò passa anche attraverso la consapevolezza di come la Costituzione abbia plasmato e plasmi la società. Il luogo privilegiato – anche se non esclusivo - in cui farlo è la scuola, nel cui ambito, spesso, queste possibilità di dibattito non trovano uno spazio adeguato. La scuola, infatti, altro non è che “una comunità in miniatura” che, nella correlazione tra la funzione di educazione e quella di istruzione, presenta un’interazione continua con altre occasioni di esperienza al di fuori delle mura della stessa; è un ambiente dove si affrontano questioni controverse e che è potenzialmente esso stesso terreno di controversie. È, in sintesi, il “luogo essenziale” di ogni ordinamento, paragonabile, come sostenuto da Piero Calamandrei in un intervento a difesa dell’istruzione pubblica l’11 febbraio 1950, “a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue […] che rinnova giornalmente tutti gli altri organi, che porta a tutti gli altri organi, giornalmente, battito per battito, la rinnovazione e la vita”. La costruzione di un sentimento di appartenenza a una comunità in cui “la centralità della persona è strettamente connessa al legame di solidarietà sociale”, trova quindi il proprio luogo di riferimento nella scuola, deputata, prima e più che alla formazione strettamente professionale, a “crea[re] le coscienze dei cittadini” e a essere laboratorio di “valori morali e psicologici […], dove si creano non cose, ma coscienze”. Educazione e istruzione non sono infatti mai fini a se stesse, ma mirano allo “sviluppo progressivo della personalità mediante una adeguata cognizione del proprio io e del mondo”. La stessa presenza nella Costituzione di norme sulla scuola si pone in piena coerenza con la costruzione di un ordinamento che si interroga sul “problema della società civile, nella sua interna struttura e nei suoi rapporti con la società politica, e al tempo stesso [sul] problema della necessaria unità dei due termini”. In questo contesto, l’educazione civica rappresenta quella forma di insegnamento maggiormente in grado di trasmettere il vero senso della “cultura costituzionale”: il suo apprendimento, in linea con il principio del “conoscere per deliberare”, concorre, infatti, a fare della scuola – e di questa materia nella scuola - “il completamento necessario del suffragio universale”. Quest’ultimo infatti può assumere un significato “democratico” soltanto a condizione che i titolari dei diritti (soprattutto in funzione della partecipazione politica) “siano messi concretamente nelle condizioni di esprimere un voto libero e consapevole, attraverso quelle che sono state definite come le precondizioni liberali e le precondizioni sociali della democrazia”. In questo quadro, anche l’Università può (e forse deve) rivestire un ruolo di primaria importanza… (segue)
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