Nei numerosi articoli apparsi di recente sulla stampa nazionale e estera in riferimento alla crisi della Grecia due, a cura di Joseph Stiglitz, il primo dal titolo “La Grecia può salvare l’Europa” (in Sbilanciamoci, 02.03.2015) e il secondo “The US Must Save Greece” apparso 4 mesi dopo (in Ideas World Affaires, 09.07.2015), hanno attirato la mia attenzione. Le idee di alcuni Premi Nobel dell’economia americani sull’euro (Friedman, Krugman, Stiglitz, Mirrless) sono note e non c’e molto da aggiungere. L’Euro è una moneta unica inadatta all’Europa, un progetto incompleto e fragile che crea problemi e sfiducia tra i paesi che lo hanno adottato, come il caso della Grecia ha dimostrato. Nel primo articolo, Stiglitz sostiene l’idea che il vero problema non è la Grecia ma l’Europa. Se si vuole salvare l’euro la priorità è qualcosa di più della riforma strutturale da avviare nei Paese membri. E’ l’Europa che deve cogliere l’occasione della crisi della Grecia per introdurre le riforme strutturali dell’eurozona e per invertire le politiche di austerity sin qui perseguite. Solo in questo modo, è il senso del titolo scelto dall’autore, la Grecia diventa l’elemento salvifico dell’Unione europea. Nell’articolo successivo, apparso dopo il referendum del 5 luglio e le estenuanti trattative intercorse nelle riunioni formali ed informali del Consiglio Europeo, dell’Euro Summit, dei Ministri delle Finanze dell’Eurogruppo, resesi necessarie per concordare con la Grecia il terzo programma di aiuti, i timori derivanti dall’insufficienza della soluzione adottata per la ristrutturazione del debito greco, unitamente al clima di sfiducia emerso non solo nei confronti della Grecia ma tra i gli stessi partecipanti alle riunioni dell’Eurogruppo divisi tra sostenitori della flessibilità e rigoristi, devono averlo indotto a ritenere che perseguendo su questa strada la Grecia non si salverà. Di qui l’invito rivolto agli Stati Uniti, ed in particolare alla Federal Reserve, perché attivi linee di credito a favore della Banca centrale greca, svolgendo il ruolo di prestatore di ultima istanza che la BCE non ha potuto assumere, e ai concittadini americani perché dimostrino solidarietà verso la Grecia comprando i suoi prodotti e andando in vacanza nelle sue isole... (segue)
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