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NUMERO 3 - 31/01/2018

Le province della post-modernità: la città territoriale

 L’idea di autogoverno democratico che sta al fondamento della nozione costituzionale di autonomia suppone la perfetta corrispondenza tra rappresentanza politica elettiva e dimensione territoriale e personale degli interessi che mediante la rappresentanza sono curati e soddisfatti: suppone insomma, oltre ad un governo e a un corpo elettorale, un confine, un territorio definito, secondo la teoria dell’ordinamento giuridico dovuta a Santi Romano per cui ogni ordinamento giuridico è composto necessariamente da tali tre elementi. Questa dimensione territoriale e personale, fatta di confini (virtuali: persino i confini statali, cioè le frontiere, sono tali nell’ambito UE), è in tutta Europa come nel nostro paese frutto, insieme, di storicità e casualità. Storicamente nasce come un sistema di sovranità, autonomie e reciproche relazioni per lo più a tre “livelli” (stato, province – dipartimenti – municipalità, essendo le regioni creazioni relativamente più recenti), che si è modellato addirittura agli albori delle rivoluzioni liberali; si è poi consolidato nel corso dell’ottocento, per arrivare sino a noi con modifiche e variazioni di quei confini originari prevalentemente per disaggregazioni (e quindi aggiungendo nuovi enti piuttosto che accorpando quelli esistenti), frutto più di disegni politici occasionali e contingenti che di un reale intento razionalizzatore mirante ad adeguare la rappresentanza politica delle istituzioni all’evoluzione dei rapporti economici e sociali dei territori. Basta pensare alla proliferazione, dopo l’avvento della L. n. 142/1990, delle “nuove“ province, una proliferazione spesso dovuta più alla volontà di dotare il territorio di organismi di decentramento statale (quali tribunali, direzioni “provinciali” di ministeri, questure ecc.) piuttosto che di più adeguate istituzioni rappresentative locali. Da qualche decennio si è diffusa la consapevolezza che in un mondo sempre più globalizzato quella corrispondenza governo – popolo – territorio, manifestazione della modernità politico istituzionale e del costituzionalismo del novecento, sia venuta in buona parte meno ed appaia sempre più in crisi. Globalizzazione dell’economia e della società, competizione tra i territori, sempre più facile e veloce mobilità, reale e virtuale, nuove forme di comunicazione rendono quella perfetta corrispondenza sempre più labile. Si potrebbe dire che la mancanza di corrispondenza tra gli elementi costitutivi dell’ordinamento sia uno dei fattori tipici della condizione politico – istituzionale post-moderna, e che sia nel contempo uno dei principali fattori di crisi della rappresentanza politica:  si elegge un governo perché decida, ma se questo governo non è in grado di prendere decisioni o le sue decisioni non sono da sole sufficienti a risolvere i problemi demandati al governo nascono problemi che sono, per dirlo con Bobbio, di rappresentatività delle istituzioni. Con una non secondaria conseguenza: pressoché nessuno dei confini che hanno oggi le istituzioni territoriali pare idoneo a consentire l’adeguato esercizio (il “governo”) delle funzioni tipiche di quel determinato “livello” istituzionale. E’ insomma raro che i problemi di un determinato territorio possano essere adeguatamente risolti mediante l’esercizio delle funzioni di governo delle istituzioni di quel territorio: secondo un processo tipico dell’era della globalizzazione buona parte dei problemi tipici dell’agenda di un sindaco o di un presidente di provincia o di regione dipendono non tanto dalla decisione della corrispondente istituzione secondo la logica classica della rappresentanza che esaurisce in se ogni decisione e gli effetti della decisione, bensì  dall’interazione, dalla relazione con altre istituzioni e con le loro decisioni, sia in senso orizzontale che in senso verticale; con processi decisionali sempre più complessi e articolati che fanno dipendere il buon esito e l’efficacia di una politica pubblica (di qualsiasi politica pubblica, si potrebbe dire) dal coordinamento e della coerenza delle decisioni assunte su tale politica a ciascun livello di governo, da quello Europeo a quello nazionale a quelli regionali e locali. Si è anche inventato un termine, governance, per significare un modo d’essere dei processi decisionali alternativo o comunque più ampio e complesso delle decisioni del governo istituzionalmente inteso (il government), assunte attraverso la deliberazione a contenuto regolativo dell’organo di rappresentanza... (segue)



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