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NUMERO 4 - 14/02/2018

Scenari per il dopo voto: l'asticella è a 'quota 300'?

Il voto del 4 marzo si avvicina in un quadro politico che non accenna a chiarirsi: nonostante il proliferare dei sondaggi, la sensazione che l'esito del voto sia ad oggi imperscrutabile e possa riservare grandi sorprese rimane forte. Molte sono invero le variabili che potranno spostare il risultato. In primo luogo, un ruolo cruciale lo giocherà la percentuale delle astensioni (ma di per sé un aumento della partecipazione al voto non sarà indicativo del risultato, non potendosi a priori capire chi ne sarà il beneficiario); molti sono ancora gli indecisi e le loro oscillazioni potranno essere significative; sarà interessante capire come si distribuirà quel dieci per cento di votanti raggiunto dalla lista Monti nel 2013. Non è chiaro - ed è la grande incognita di una legge elettorale approvata all'ultimo momento, presumendo che da un modello o dall’altro ne potessero derivare benefici certi per l'una o l'altra parte politica - come si comporteranno gli elettori nella scelta tra “faccia” (voto al candidato nel collegio uninominale) e “simbolo” (voto al partito nella circoscrizione basata su un riparto proporzionale): è sì probabile che alla fine - nella difficoltà di interpretazione del meccanismo elettorale - possa prevalere il voto al partito, ma quella quota, pur marginale, che si orienterà sulla base del candidato uninominale - il quale viene eletto immediatamente e  in qualche modo rappresenta il collegio -   potrebbe spostare il risultato finale. L’ambiguità fra meccanismo maggioritario e meccanismo proporzionale, pur non ridondando in incostituzionalità, continuerà a lasciare una sensazione di incertezza sul funzionamento del sistema politico italiano. La parola definitiva, come è giusto che sia, spetterà al popolo sovrano tra poco più di due settimane. Intanto, si può iniziare a fare qualche ragionamento sui possibili scenari di maggioranze e di governo, alla luce della considerazione di base che nella nostra forma di governo parlamentare l'incarico per la formazione del governo proverrà dal Presidente della Repubblica, il quale - secondo consolidate regole costituzionali - lo dovrà dare alla personalità politica che, all’esito delle consultazioni, sarà in grado di coagulare intorno a sé una maggioranza parlamentare in ambedue le Camere di un sistema istituzionale rimasto bicamerale... (segue)



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