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NUMERO 18 - 26/09/2018

Libia, emergenza costituzionale europea

La crisi libica rischia di dare il colpo di grazia al progetto di integrazione europea, già di per sé messo a dura prova dalla Brexit e dal successo popolare dei movimenti e delle politiche a carattere sovranista. La questione libica non resterà irrisolta a lungo, perché il suo protrarsi avrebbe effetti gravemente destabilizzanti su scala non solo euro-continentale, ma globale. Il riversarsi nel Mediterraneo delle tensioni e contraddizioni del continente africano, quale conseguenza della dissoluzione dello spazio politico libico, indebolirebbe sicuramente l’Europa, come dimostrano già le ricorrenti tensioni sulla gestione dei flussi migratori, ma minaccerebbe anche gli interessi degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita, in quanto le attuali criticità geopolitiche dell’area sud-mediterranea, per un verso portano verso un rafforzamento del ruolo della Francia e della Russia nella regione, per l’altro contribuiscono a creare condizioni geostrategiche e culturali favorevoli alla diffusione dell’insorgenza islamista. Detto altrimenti, siamo di fronte a un’emergenza di tipo costituzionale, in quanto la crisi libica rischia di far venire alla luce non solo l’inesistenza, bensì l’impossibilità di una politica comune europea sia estera che di difesa e il conseguente carattere velleitario di ogni progetto che vada in tal senso: non esiste un soggetto politico internazionale che non abbia una propria politica estera e un proprio esercito e che non sia in grado di governare i propri confini, specie quando questi presentino forti criticità dal punto di vista della sicurezza e della stabilità regionale. Gli attori protagonisti della necessaria stabilizzazione libica saranno, infatti, quelli che governeranno le prossime dinamiche economiche e politiche dell’area euromediterranea, condizionando per questa via l’evoluzione costituzionale dello spazio UE. In questo senso, la prospettiva della riduzione di quest’ultimo, nel giro di un decennio e forse meno, dentro un’asfittica neo-carolingia, caratterizzata dalla chiusura verso Sud e dal prevalere di tendenze centrifughe di natura economica e politica, con un conseguente raffreddamento della crescita, tutt’altro che irrealistica. Paradossalmente, a dare il colpo di grazia al progetto costituzionale europeo sarebbe Macron, che ha chiesto voti e avuto consensi anche all’estero per «rilanciare l’Europa e combattere gli egoismi»... (segue)



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