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NUMERO 9 - 08/05/2019

Letture edificanti per combattere gli idola sull'Europa

Parag Khanna è uno stratega politico indiano poco più che quarantenne, autore di libri strepitosi, scoperto in Italia da quell’editore geniale che risponde al nome di Elido Fazi. Di Khanna Fazi ha pubblicato I tre imperi (2009), Come si governa il mondo (2011), Connectography (2016), La rinascita delle città-Stato (2017), Il secolo asiatico? (2019). Confesso di non averli letti tutti. Anzi non lo conoscevo, immerso, come tutti noi, nelle nostre anguste letture giuridiche. Girando per librerie (è la dimostrazione di come - con tutto l’affetto e il rispetto per il commercio on line e anche per le riviste on line - buttare l’occhio sui libri nella loro fisicità, vederli affiancati negli scaffali, accatastati sui tavoli o sulle mensole abbia ancora un suo fascino, ed una utilità, insuperabile), mi è caduto l’occhio su Connectography, l’ho sfogliato, l’ho comprato. Strepitoso, affascinante. La tesi di fondo di Khanna è che nel mondo delle connessioni, dei collegamenti, delle infrastrutture la geografia funzionale, quella appunto delle connessioni, conta molto di più della geografia fisica, quella dei mari, dei monti, dei fiumi, e della geografia politica, quella dei confini o, peggio, dei muri e dei fili spinati che servono a marcare confini non protetti da una dimensione fisica. Il muro di Berlino, che ha marcato le esperienze politiche della mia generazione, sembrava eterno, ma è durato solo ventotto anni, dal 1961 al 1989; nonostante i tentativi di Trump (e dei precedenti Presidenti) di murare i confini (ma l’operazione è riuscita per poco più di mille km su oltre 3000), i rapporti economici tra USA e Messico sono potentissimi. E se noi non riusciamo a costruire il ponte sullo stretto di Messina e continuamente blocchiamo la Tav e altri progetti infrastrutturali, nel resto del mondo si costruiscono potenti infrastrutture di collegamento. Costruire ponti, e non muri, non è solo buonismo cattolico; non è l’aspirazione di ingenue anime belle;  è la valutazione di un raffinato stratega, che osserva il mondo non già dalle ristrette angolature del vecchio continente (e questo aggettivo rischia di diventare sempre più vero), bensì dal dinamico continente, che -  sempre secondo Khanna - lascerà il suo segno sul ventunesimo secolo. E sì, perché mentre noi ci interroghiamo sul periodo a cavallo fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, vedendo in quel lasso di tempo il momento della definitiva ascesa dell’Europa e l’inizio del suo declino (il riferimento è al recente libro di Emilio Gentile), l’Asia cresce, preparandosi ad assumere - dopo il secolo europeo, il XIX, e il secolo americano, il XX - la leadership mondiale nel XXI secolo… (segue)



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