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NUMERO 3 - 05/02/2020

Il ''nuovo corso'' del Bundesverfassungsgericht nei ricorsi diretti di costituzionalità: bilanciamento fra diritti confliggenti e applicazione del diritto dell'Unione.

Il 6 Novembre 2019 il primo Senato della Corte Costituzionale tedesca (Bundesverfassungsgericht, d’ora in avanti BVerfG) ha pronunciato due importanti ordinanze su ricorsi individuali di costituzionalità (Verfassungsbeschwerden), in materia di diritto all’oblio. Le due pronunce costituiscono un pacchetto unitario e vanno lette l’una alla luce dell’altra, disegnando assieme una nuova teoria dei rapporti fra i sistemi di protezione dei diritti fondamentali garantiti dall’ordinamento costituzionale da un lato, e dall’ordinamento dell’Unione europea dall’altro, nonché del ruolo dei rispettivi giudici, con particolare riferimento allo stesso BVerfG, nel controllo sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in seguito, Carta o CDF). Nei casi in esame, diversamente dai fatti che avevano originato la sentenza Taricco della Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE), o la sentenza 269/17 della Corte costituzionale italiana, si tratta di situazioni orizzontali, in cui è innanzitutto necessario bilanciare i diritti di due privati, un soggetto che indicizza o diffonde informazioni online e l’individuo che invoca l’oblio, nella specie la deindicizzazione di informazioni da Google. Tuttavia, come si vedrà, il bilanciamento necessario è più complesso, perché deve tenere conto di interessi e diritti non solo di questi due soggetti, ma anche di altri, in particolare la libertà di espressione di chi ha creato l’informazione e l’interesse generale del pubblico ad essere informato. In questi casi, il bilanciamento dei diritti in gioco ha una natura plurifocale, dovendo appunto esaminare, al fine di operare una scelta, una pluralità di diritti ed interessi, in astratto gerarchicamente equivalenti, all’interno dello stesso ordinamento. La situazione si complica ulteriormente quando tale bilanciamento deve essere operato tenendo conto delle interazioni che si creano nel sistema di protezione multilivello, fra gli ordinamenti dell’Unione europea e i sistemi costituzionali dei suoi Stati membri. Quello che è in gioco in questi casi, e che li rende doppiamente complessi, non è un conflitto fra una norma dell’Unione e un diritto costituzionalmente garantito, vale a dire una situazione come quella del caso Melloni, risolvibile utilizzando i parametri del primato e dell’armonizzazione, in cui spetta ai giudici nazionali dare concreta applicazione al diritto dell’Unione ed ai principi interpretativi sviluppati dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea (ma anche della Corte EDU). Si pone piuttosto il problema di individuare quale, fra vari diritti, che sono tutti riconosciuti e garantiti da entrambi gli ordinamenti (nonché dal sistema CEDU), debba prevalere nel caso concreto. Poiché ogni giudice, tenendo conto dei valori del proprio ordinamento, può potenzialmente valutare in maniera diversa il “mix” dei diritti tutelati che vengono in gioco in una determinata situazione, potrebbero sorgere dei “conflitti di bilanciamento”, che portino ad una difforme applicazione degli stessi diritti nei diversi ordinamenti degli Stati membri dell’Unione. La complessità della situazione richiede dunque anche un coordinamento fra sistemi di protezione. Le due ordinanze costituzionali tedesche esercitano, almeno con riferimento ai ricorsi diretti di costituzionalità, una sorta di actio finium regundorum, sia in merito al giudice competente che al parametro applicabile, delineando una teoria nuova, che il presente contributo cercherà di riassumere e di analizzare alla luce del diritto dell’Unione europea… (segue)



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