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NUMERO 9 - 23/03/2022

Lavoro, persona e tecnologia: riflessioni attorno alle garanzie e ai diritti costituzionali nella rivoluzione digitale

A partire dall’odierno numero Federalismi inaugura un nuovo Focus che ospiterà riflessioni  su uno dei temi classici dello Stato sociale - il lavoro - che nei tempi più recenti è sottoposto ad innovazioni a dir poco epocali - le tecnologie – che lo rendono un terreno denso di problematiche costituzionalistiche. La digitalizzazione e la connessa smaterializzazione del lavoro umano sono infatti foriere, a cascata, di una serie di questioni cruciali per la riflessione giuspubblicistica: il conferimento dello status di lavoratore alla macchina intelligente; il dissolversi della distinzione tra lavoro subordinato lavoro autonomo e la conseguente necessità di ripensare gli strumenti previdenziali di cui all’art. 38, comma 2 Cost.; la trasformazione del rapporto lavoro/capitale e del connesso equilibrio su cui si regge l’impianto della costituzione economica; l’inadeguatezza degli attuali strumenti regolatori nazionali (legati e valevoli per un territorio che, sempre di più, non è sede del lavoro digitale) e al contempo l’incapacità, per incompetenza, di quella europei di sussidiare quella nazionali, per citare i più rilevanti. Ad essere scalfiti da tali trasformazioni, inoltre, potrebbero essere anche architravi del diritto costituzionale, quali, tra tutti, il principio di uguaglianza. Klaus Schwab, fondatore e direttore esecutivo del World Economic Forum, definendo le innovazioni tecnologiche quali fondatrici della Quarta rivoluzione industriale, (The Fourth Industrial revolution: what it means, how to respond, World Economic Forum, 14 giugno 2016) aveva avvertito che non ci sarebbe stato un “periodo più promettente o potenzialmente pericoloso”. Promettente in quanto a crescita economica (diminuzione dei costi di trasporto, efficientamento delle supply chain, apertura di nuovi mercati e crescita economica), pericoloso in quanto lo sconvolgimento dei mercati del lavoro potrebbe produrre “nuove disuguaglianze e fossilizzazione sui ruoli (bassa competenza/basso stipendio e alta competenza/alto stipendio) generanti tensioni sociali”. Come la globalizzazione, in sostanza, la digitalizzazione innalza i livelli globali di reddito e in media migliora la vita dei popoli, ma si lascia indietro una serie di scorie potenzialmente esplosive, soprattutto nei mercati interni… (segue)



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