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NUMERO 14 - 18/05/2022

I referendum abrogativi in chiaroscuro

Quella che si chiude il 12 giugno 2022 è stata una stagione referendaria singolare. Nonostante tutto si è potuta svolgere nel pieno della pandemia. Si sono concentrati in un’unica vicenda temi eterogenei: alcuni istituzionali, nei quesiti sulla “giustizia giusta”; altri sociali, in quelli su eutanasia, cannabis, green pass e caccia. Nel primo caso, si è trattato della riproposizione di referendum che già in passato si erano affacciati sulla scena (tranne, ovviamente, quello sull’incandidabilità) e, talora, erano stati anche votati. Nel secondo, invece, c’è stata una combinazione di motivi: alcuni reiteravano precedenti iniziative in parte analoghe (cannabis e caccia); quelli sul green pass hanno rappresentato una novità. Se, però, nel caso del referendum sulla eutanasia legale (secondo la formula impiegata dai promotori) si è trattato di un quesito che ha riattualizzato, dopo anni, la grande stagione dei referendum sui diritti civili (l’ultima esperienza di rilievo fu quella dei quesiti sulla procreazione medicalmente assistita del 2005), ora centrata sui contorni della vita umana e sul potere di disporne liberamente, nel caso del green pass, la decisione popolare veniva sollecitata su una disciplina figlia dell’emergenza pandemica e sulle sue conseguenze restrittive – variamente contestate – in ordine alla libertà individuale. Proprio quest’ultima notazione richiama la nostra attenzione su un altro profilo di interesse. Nella maggior parte dei casi le leggi oggetto dei referendum non erano state adottate dalla maggioranza in carica e neppure da quelle che l’avevano preceduta nella XVIII legislatura. Ad eccezione solo dei quesiti sul green pass, che, come ricordato, avevano ad oggetto le relative disposizioni adottate dal Governo Draghi. Tuttavia, questi ultimi referendum, dall’impatto mediatico notevole, pur annunciati in Cassazione, non sono stati depositati. Al fallimento hanno contribuito sia la scarsa organizzazione e le divisioni interne del comitato promotore, sia soprattutto l’incertezza della domanda, data l’oggettiva precarietà della legislazione incisa... (segue)



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