Ci sono decisioni che risolvono un caso, e decisioni che segnano una stagione. La sentenza n. 71 del 2026, depositata il 12 maggio 2026, appartiene alla seconda categoria. Intervenendo su una questione da tempo al centro del dibattito giurisprudenziale e dottrinale, quale quella dello status e delle tutele dei magistrati onorari, la Corte costituzionale compie, infatti, un’ampia sistemazione teorica dei rapporti tra ordinamento costituzionale interno e ordinamento dell’Unione europea. Invero, la Corte non si limita a scrutinare la compatibilità dell’art. 29, comma 5, del d.lgs. 13 luglio 2017, n. 116, concernente la magistratura onoraria (un settore nel quale il legislatore continua a mostrare persistenti difficoltà nel predisporre una disciplina organica e definitiva), con gli artt. 24, 111 e 117 primo comma Cost., ma affronta direttamente il tema del sindacato fondato su un “parametro integrato” di costituzionalità, risultante dalla combinazione dell’art. 117 primo comma Cost. e dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La pronuncia si presta, pertanto, a una duplice linea di analisi. Intendo, tuttavia, concentrare l’attenzione esclusivamente sulla ricostruzione dei rapporti tra ordinamento interno e diritto dell’Unione europea delineata dalla Corte costituzionale, poiché è proprio su questo versante che la sentenza esprime i profili di maggiore interesse e innovatività sistemica. In particolare, meritano di essere approfonditi la rimeditazione del paradigma dualistico, il ricorso alla nozione di «spazio costituzionale europeo» e la valorizzazione della logica del dialogo tra le Corti, elementi attraverso i quali la Consulta persegue un ulteriore affinamento del modello di integrazione tra i diversi livelli di tutela dei diritti e delle garanzie costituzionali. Se già la precedente sentenza costituzionale 181/24 era stata letta come il definitivo superamento del cd. modello Granital, la sentenza in commento porta a compimento la nuova teorizzazione della Consulta dei rapporti tra ordinamenti, che inevitabilmente tiene conto del percorso sempre più avanzato del processo d’integrazione europea. Essa rappresenta, difatti, una delle più nette prese di posizione della Corte costituzionale in favore di una concezione integrata dei rapporti tra Costituzione e diritto dell’Unione; rapporti che vengono collocati in uno “spazio costituzionale europeo”, espressione di una trama sempre più fitta di interdipendenze tra ordinamenti e Corti. Più precisamente, essa segna un allontanamento dall’originario paradigma dualista, avvicinandosi a una forma di pluralismo costituzionale cooperativo o, in una prospettiva più radicale, a una sorta di “monismo cooperativo”... (segue)
Dopo un difficile compromesso, fumata bianca al Consiglio europeo sui principali posti apicali nell'Unione europea
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