Il titolo del mio intervento è molto, forse troppo, ambizioso, ma alla luce di quanto avvenuto il 22 gennaio scorso si possono avanzare alcune riflessioni. Lasciatemi dire, innanzitutto, quali sono state le mie sensazioni alle misure annunciate da Draghi. Ho vissuto con un po’ di ansia il fatidico inizio, ore 14.30, del suo intervento. Ho paragonato questa sensazione che avevo, e perdonate questo mio paragone, ad una delle tante partire di calcio Italia contro Germania: da una parte la squadra italiana capitanata da Draghi e composta da giocatori, le banche centrali, favorevoli al modulo italiano, quella della flessibilità e forse anche dell’inventiva nell’interpretazione delle regole, e dall’altra la squadra tedesca, forte, compatta, appoggiata da altre banche centrali influenti, sostenitrice del modulo del “rigore”, una caratteristica questa che molti paesi europei e non europei le riconoscono da sempre. L’ansia non ha preso soltanto chi vi parla ma ho visto tanti altri colleghi piuttosto nervosi sull’esito della sfida e domandarsi chi avrebbe vinto, il modulo dell’innovazione o il modulo del rigore. Come sono terminate le partite Italia-Germania lo sappiamo, mi auguro che anche questa volta il modulo di gioco di Draghi possa risultare vincente. Ma veniamo alle riflessioni su quanto accaduto il 22 gennaio 2015. Credo che questa data si possa definire come una data storica dell’UE, certamente lo è per l’UEM. Ritengo che lo sia per tre motivi fondamentali. Ricordo, vedendo tanti giovani studenti in sala, solo le decisioni più importanti annunciate dal Presidente della BCE... (segue)
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