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NUMERO 24 - 19/12/2018

 Mos maiorum: il ritorno del modello di governo consolare della res publica romana

Anche senza dover scomodare Giambattista Vico e la sua teoria dei corsi e ricorsi storici, non vi è dubbio che qualche reminiscenza si insinua prepotentemente assistendo alla rapida trasformazione del nostro assetto di governo. Molte le assonanze, molte le tensioni verso una sempre maggiore investitura popolare che da sola legittimi pienamente la reciproca autoreferenzialità. È importante mantenere i piedi per terra e non cedere a facili inebriature, come è giusto che venga autorevolmente ricordato. Mentre nel momento attuale prevale indubbiamente un moto di insoddisfazione politica, che cerca di colmare il vuoto di rappresentanza con una forte indicazione di reale cambiamento, nell’esperienza consolare si è determinata, viceversa, l’espressione massima della rappresentanza politica: dopo la fase monarchica a cui fece seguito quella imperiale, i consoli ricoprivano una carica elettiva durante tutta l’epoca repubblicana, nell’ambito di un confronto continuo con il Senato. Di certo tutto ciò rende più difficile la vita ad un docente di diritto costituzionale che deve dare certezze e solide basi alle matricole che frequentano il primo anno di giurisprudenza. È un bene, d’altronde, perché cosi ci abituiamo a leggere il testo costituzionale con occhiali sempre diversi, mantenendone inalterato lo spirito e la sostanza. Probabilmente sarà interessante approfondire questi modelli che rappresentano, in fondo, l’origine del nostro ordinamento e delle nostre convenzioni giuridiche; per il momento limitiamoci a ricordarle e ad individuare le somiglianze tra il modello consolare e l’attuale esperienza di governo… (segue)



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