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NUMERO 14 - 17/07/2019

 Due generosi, ma incerti, disegni di legge per la tutela dei suoli

Il contenimento del consumo del suolo continua a essere al centro di un vivace dibattito politico e culturale. Agli interessi economici e imprenditoriali, ancora ampiamente legati allo sfruttamento della terra, si contrappone in modo crescente il diffuso allarme per la limitatezza di tale risorsa; e questo rende non più procrastinabile l’adozione di interventi normativi volti alla salvaguardia del suolo. Da più di quarant’anni l’Unione europea persegue la “protezione del territorio” mediante azioni politiche che si esplicano attraverso atti e documenti di soft law, oltre che con politiche regolatrici e finanziarie espresse attraverso le scelte della Politica Agricola Comune, e si impegna a fissare obiettivi di salvaguardia delle risorse ambientali come quello “Quota zero entro il 2050”, volto a una progressiva riduzione della cementificazione e del consumo del suolo entro i prossimi trent’anni. Anche nel resto del mondo sono sempre più numerosi gli interventi normativi atti a salvaguardare le caratteristiche del territorio in un’ottica di sviluppo sostenibile: da tempo alcuni Stati dell’America Latina hanno adottato lo schema dei semicommons, nel tentativo di arrestare la distruzione ambientale legata alle politiche di sfruttamento economico del suolo da parte delle multinazionali. Recentemente la Governatrice di Tokyo, Yuriko Koike, ha presentato un piano di riqualificazione della città che si propone di congiure la creazione delle infrastrutture necessarie ad ospitare i giochi Olimpici del 2020 con la realizzazione di una “Neo- Tokyo” basata su piani di “riuso e rispetto” del territorio nipponico. In tale panorama il legislatore italiano ha da tempo avvertito la necessità di salvaguardare il proprio patrimonio territoriale attraverso l’adozione di norme che possano promuoverne la destinazione a risorsa collettiva. Tuttavia, a differenza di quanto accade nell’esperienza di altri Paesi, in Italia si trovano spesso riferimenti al “consumo del suolo” e non alla “protezione dell’ambiente”. L’espressione cela tutti i limiti delle iniziative legislative fino ad oggi proposte nel nostro Paese: i disegni di leggi discussi hanno sovente previsto l’introduzione di meccanismi volti unicamente ad arginare il consumo di suolo, mentre non hanno elaborato istituti pensati per ottimizzarne l’utilizzo e per preservarne le caratteristiche sulla base di una riflessione in prospettiva futura sull’uso dei luoghi… (segue)



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