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NUMERO 3 - 11/02/2015

 La Presidenza di Sergio Mattarella nel segno della ricostruzione dell’unità nazionale. Ma sono davvero finiti i tempi eccezionali per la democrazia italiana?

L’elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica ha ridato dignità alla politica. Una bella pagina per allontanare i fantasmi della paralisi del Parlamento dopo il fallito tentativo del partito democratico del 2013 di far eleggere Franco Marini o Romano Prodi al Quirinale. Il Presidente del Consiglio sceglie una personalità oramai da tempo fuori dalla politica attiva, impegnato a svolgere le funzioni di arbitro come giudice costituzionale. Non era mai accaduto che il Presidente della Repubblica fosse selezionato tra i componenti della Consulta. Vi era stato il percorso inverso, il primo Presidente della Repubblica Enrico De Nicola fu successivamente nominato componente della Consulta, nel 1955 da Giovanni Gronchi. Alla quarta votazione  Sergio Mattarella ha ottenuto 665 preferenze, pari al 65,9 dei voti dei grandi elettori. Un quorum che sfiora la maggioranza qualificata e colloca al nono posto  il giurista siciliano nella peculiare classifica  dei Presidenti della Repubblica che hanno ottenuto la più  alta percentuale di voti, guidata da Sandro Pertini. Ma lasciando da parte le curiosità statistiche il dato politico rilevante è il salto di qualità che le Camere riunite hanno compiuto con la scelta di Mattarella. La convergenza molto ampia di consensi sulla candidatura del successore di Giorgio Napolitano testimonia la stima di cui gode Sergio Mattarella fra la classe politica e l’opinione pubblica, come di una persona seria e perbene, quale contraltare all’Italia della corruzione e del malaffare. Proprio la lotta alla corruzione, che ha raggiunto livelli inaccettabili, penalizzando gravemente gli onesti e i capaci, ha rappresentato un passaggio fondamentale del  discorso di insediamento... (segue) 



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