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NUMERO 3 - 11/02/2015

 Il “presidente costituzionalista” e le riforme

Le “radici delle disfunzioni del sistema politico italiano (…), anche quando tali disfunzioni vanno ravvisate nel Parlamento”, dipendono non tanto dal “sistema bicamerale”, quanto da altri fattori: “l'assenza di un potere di guida del Governo sul Parlamento, la mancanza di una riserva di competenza normativa a favore del Governo, la mancanza di una priorità dell'iniziativa governativa su quella parlamentare, l'assenza di limiti, anche di ordine finanziario, alla iniziativa parlamentare, il numero troppo elevato dei parlamentari, l'eccesso di competenze delle commissioni parlamentari (…), i sistemi di votazione (…), etc, etc.”. È, quello riportato, uno stralcio di un giudizio del nuovo Presidente della Repubblica che si ritrova non nel messaggio d’insediamento, ma in un saggio che, come giovane professore di diritto costituzionale, Sergio Mattarella pubblicava per la “principale rivista giuridica pubblicistica italiana” (per usare l’iperbole di Sabino Cassese). Rileggere quel saggio è istruttivo per diversi motivi: per capire qualcosa del “professore” Sergio Mattarella, il secondo “costituzionalista” al Quirinale dopo Francesco Cossiga; per interpretare e comprendere le parole del discorso d'insediamento; per cogliere l'aspetto più importante che c'è in questo messaggio, con riferimento all'annoso tema delle riforme istituzionali. Nel saggio intitolato “Il bicameralismo”, scritto per la “Rivista trimestrale di diritto pubblico” nel 1983, l'oggetto è discutere le ipotesi di riforma intorno alle quali, già in quegli anni, i partiti politici e il Parlamento si trovavano impegnati, sia pure molto timidamente. Tra i temi sul tappeto, centrale è quello della modifica della struttura bicamerale. L’analisi è condotta col metodo empirico della “critica della critica”, ossia sottoponendo a revisione le due opinioni allora correnti sulla crisi del parlamento italiano, nella sua struttura bicamerale perfetta e paritaria, “quasi unica al mondo”: la prima, che faceva leva sulla lentezza del doppio procedimento legislativo... (continua)

 



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