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NUMERO 3 - 11/02/2015

 Verso una diversa repubblica sotto tutela presidenziale

 Solo all'indomani dell'elezione del Presidente Mattarella, già alcune similitudini e differenze possono essere colte nell'impostazione di questa Presidenza rispetto a quella - eccezionalmente prolungata con la rielezione del 2013 - del predecessore. Nel messaggio di insediamento il Presidente Mattarella, quasi seguendo l'esempio offerto da Napolitano nel messaggio al Parlamento in occasione della prima elezione del 2006, ha  voluto definire con una qualche precisione il suo ruolo istituzionale. Egli ha voluto distinguere due specifici aspetti della figura presidenziale: quello relativo alla rappresentanza dell'unita nazionale, e quello relativo alla garanzia della Costituzione. La prima funzione, come è noto, è espressamente prescritta nella Costituzione; la seconda funzione, invece, è il consolidato risultato del lungo processo attuativo del dettato costituzionale, che ha condotto ad attribuire al capo dello Stato una funzione di "garanzia" non assimilabile a quella spettante alla Corte costituzionale. Infatti, mentre quest'ultima è istituzionalmente rivolta a sanzionare il comportamento incostituzionale degli altri organi costituzionali, il capo dello Stato, nell'esercizio delle sue specifiche competenze di freno e di impulso, dispiega un'azione di "garanzia politica" della Costituzione, richiamando le altre istituzioni ovvero inducendole al rispetto della Costituzione. In estrema sintesi, è un ruolo senz'altro politico, ma che non consiste né nella precisazione, né nell'imposizione di un dato indirizzo politico, neppure nella versione del cosiddetto indirizzo politico-costituzionale. Ma la politicità dell'azione di garanzia, che è propria dell'esercizio dei molteplici poteri spettanti al capo dello Stato, consiste - anzi deve consistere - nell'agire nei confronti di ciascuna delle parti politicamente rilevanti dell'ordinamento in modo che tutti i poteri tutti si conformino al dettato costituzionale. Circa la funzione di rappresentanza dell'unità nazionale, il Presidente Mattarella ha inteso svolgere il tema dell'unità non sulla base di una sorta di "melting pot" dei cosiddetti valori costituzionali, ma, ben diversamente, ha voluto richiamare i molteplici aspetti costituzionalmente rilevanti che compongono - dandovi effettivo significato giuridico - il vincolo unitario che lega l'intera collettività. Ed allora, ben si spiegano i riferimenti del presidente Mattarella all'unità nazionale, intesi in un triplice senso: come indissolubile "unità" che "lega  i territori" e che dunque va preservata dal nord al sud; come indispensabile coesione richiesta dal "patto sociale" che impone soprattutto provvedimenti risolutivi per affrontare la crisi economica; e, infine, come inviolabile "patto costituzionale" che impone di rafforzare e tutelare i tanti profili che compongono il vincolo che ci unisce sulla base della stessa Costituzione. Su questa base, il Presidente Mattarella ha fatto riferimento alla necessità di provvedere alle tante finalità indicate dal  predetto "patto costituzionale", dalla tutela delle imprese agli italiani all'estero. In questo quadro, anche l'ammodernamento della Costituzione può servire, dice il Presidente, per "rendere più adeguata la democrazia". Insomma, si avverte che occorre riformare la Costituzione "per rafforzare il processo democratico", salvaguardando, tra l'altro, la "corretta dialettica parlamentare". In altri termini, il Presidente considera favorevolmente le riforme costituzionale, ma solo nella misura in cui esse sia conformi ai principi fondamentalissimi della Costituzione stessa, ossia il principio democratico e quello della rappresentanza parlamentare. Circa la funzione di garanzia politica della Costituzione, il Presidente Mattarella ha dichiarato, per ben due volte, che il "Presidente della Repubblica è garante della Costituzione", precisando che debba trattarsi di "un arbitro cui compete la puntuale applicazione delle regole", e che "deve essere - e sarà - imparziale". Con altri termini, invece, Napolitano nel 2006 richiamava "un ruolo di garanzia dei valori e degli equilibri costituzionali, un ruolo di moderazione e persuasione morale". Quindi Mattarella, a ben vedere, non intende farsi promotore di un suo proprio punto di equilibrio capace di comporre i contrasti tra le forze politiche, così divenendo - come è infatti concretamente con Napolitano - la bussola dell'ordinamento costituzionale, se non, in taluni cruciali frangenti, la vera guida sostanziale delle istituzioni nazionali.

 



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