
L’approssimarsi dell’udienza pubblica fissata per il quattro ottobre sia per l’ordinanza del Tribunale di Messina che per quella del Tribunale di Torino per il controllo di costituzionalità dell’Italicum sollecita non pochi interrogativi sulle possibili posizioni che assumerà a riguardola Corte costituzionale. Se essa dovesse entrare nel merito delle questioni sollevate, in un senso o nell’altro, gli effetti della decisione sull’esito dell’imminente referendum costituzionale sarebbero piuttosto inevitabili. In relazione alla riforma costituzionale e alla nuova legge elettorale perla Camera dei deputati si è infatti consolidata nell’opinione pubblica l’idea del «combinato disposto», ragion per cui le sorti dell’una sembrano strettamente connesse a quelle dell’altra. A questo proposito, si è anche ipotizzato che un intervento nel merito, da parte della Corte, per realizzare qualche correzione al testo della legge, potrebbe essere accolto positivamente, con conseguenze favorevoli per la riforma costituzionale. Tuttavia, sela Corte costituzionale dovesse intervenire nel merito, accogliendo le questioni, sia pure in un’ottica di ridefinizione di alcuni aspetti della legge, meno dirimenti sul piano politico, il messaggio che verrebbe trasmesso sarebbe, nella sostanza, di incostituzionalità, con possibili conseguenze sul referendum costituzionale. Non è questa la sede per andare a fondo a questo tipo di considerazioni, fermo restando che va segnalata la mozione parlamentare (n. 1-01314), presentata da Sinistra italiana il 28 giugno 2016, nella quale su alcuni profili di supposta incostituzionalità della legge si sollecita il Parlamento ad intervenire prima che si pronuncila Corte costituzionale. La mozione sarà discussa il 19 settembre e votata il 21... (segue)
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