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NUMERO 21 - 13/11/2019

 Democrazia fiscale partecipativa e Città

L’efficienza e l’efficacia dell’amministrazione locale dipendono strettamente dal modo in cui vengono utilizzate le risorse finanziarie disponibili per il raggiungimento delle finalità istituzionali (oltre che dalla loro quantità). Il rapporto tra istituti di partecipazione e finanza pubblica locale sembra dunque assumere un rilievo decisivo; qualunque politica pubblica, anche locale, comporta la decisione di destinare in misura maggiore o minore (o di non destinare) risorse pubbliche per una determinata opera, per un certo progetto di sviluppo, per l’erogazione ed il potenziamento di un servizio, per finanziare e sostenere territori, attività, comunità, persone: non pare possibile, pertanto, interrogarsi sui processi partecipativi di formazione delle decisioni collettive locali senza considerarne le ricadute sul sistema finanziario della città, e loro compatibilità con i principi e le regole vigenti in questo ambito. Non è un caso, del resto, se l’interesse per i temi della partecipazione e della democrazia partecipativa a livello locale ha trovato rinnovato slancio proprio nell’esperienza del cosiddetto “bilancio partecipativo”: metodo e processo di coinvolgimento della cittadinanza che, per quanto di difficile, univoca definizione, ha senz’altro posto il tema delle risorse pubbliche al centro del dibattito: a partire dall’esperienza sudamericana, fino ad arrivare all’Europa ed all’Italia. Con specifico riferimento all’Italia, anzi, proprio il bilancio partecipativo sembra rappresentare il più diffuso tentativo (perlomeno) di introdurre elementi partecipativi nella definizione delle politiche locali e delle loro priorità. Anche in Italia, come peraltro avvenuto in altri paesi, questo tentativo si è concentrato e concretizzato essenzialmente (se non esclusivamente) in materia di decisioni locali di spesa; considerando, in altri termini, il quantum di risorse disponibili per l’ente locale come un dato presupposto ed acquisito, da utilizzare per una piuttosto che per altra destinazione. Il possibile coinvolgimento attivo della cittadinanza anche nel percorso “ascendente” della finanza pubblica locale, relativo ai connessi margini di autonomia dell’ente locale, e non solo in quello “discendente”, appare invece di particolare interesse: in considerazione dell’evidente legame tra politiche di entrata e politiche di spesa, e del carattere largamente condizionante delle prime rispetto alle seconde. Per cercare di procedere in questa direzione, appare necessario in primo luogo soffermarsi sui limiti di diritto positivo di maggior rilievo vigenti nell’ordinamento italiano in materia di fiscalità comunale e partecipazione. Su queste basi, si tenterà poi di riflettere sugli argomenti potenzialmente favorevoli alla democrazia partecipativa fiscale a livello locale; verificandone, infine, i limiti di effettiva e concreta praticabilità de iure condito, e le possibili ricadute de iure condendo… (segue)



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