Due “sentenze sorelle” ma non “gemelle”, nate da processi distinti ma molto simili tra loro perché, pur adottate su distinte questioni sottoposte alla Corte costituzionale, sono caratterizzate dallo stesso tema costituzionale (l’ulteriore autonomia regionale) e da un simile patrimonio genetico (l’unità della comunità nazionale). Almeno così pare a chi scrive. Si tratta delle decisioni con le quali, a stretto giro, il giudice di legittimità costituzionale ha prima dichiarato la parziale illegittimità costituzionale della legge n. 83 del 2024 (c.d. Calderoli) sulle procedure per attuare il “regionalismo differenziato” (non estraneo al disegno costituzionale e da attuare nell’ambito del più complessivo impianto costituzionale) e successivamente si è pronunciata nel senso dell’inammissibilità del quesito referendario riguardante l’abrogazione, per la sua interezza, della medesima legge statale. Cosa unisce le due pronunce non è solamente la “questione del regionalismo differenziato”... (segue)
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