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NUMERO 13 - 27/06/2012

 Intervento di Gavina Lavagna

Affrontare una traversata transoceanica con una barca a vela dotata di randa e genoa in condizioni non perfettamente nuove, ma determinanti ai fini dell’arrivo, lascia aperti dei rischi in tema di risultati. Ad appena sei mesi dalla fine naturale della legislatura i partiti che oggi godono di una credibilità limitata presso l’opinione pubblica si sono attivati per riformare la Costituzione. E da chiedersi in prima battuta se questo poteva definirsi il momento opportuno per avviare un processo di revisione costituzionale di tale entità con la presentazione del “Disegno di legge costituzionale n.24 e connessi- Riforma del Parlamento e forma di Governo”. Le ragioni che sono alla base di questo proposito riformatore sono riconducibili alla volontà dei partiti politici di dimostrare di essere ancora in grado di potere esprimere, a fronte della limitata credibilità di cui godono presso l’opinione pubblica sul finire della legislatura, una maggioranza tanto ampia, approvando la riforma a maggioranza dei due terzi, così precludendo la possibilità agli elettori di poter ricorrere al referendum costituzionale. L’intenzione di approvare il progetto di riforma a maggioranza qualificata fa rivivere quanto già avvenuto in tempi non molto lontani quando venne approvata la legge cost. 20 aprile 2012 n.1 Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta Costituzionale che, come quella attualmente in discussione, ha avuto poca ripercussione al di fuori delle aule parlamentari, senza alcuna risonanza sui mass-media e sulla pubblica opinione. Leggendo la presentazione del testo di riforma tra i diversi punti in primo luogo è necessario soffermarsi sulla riduzione del numero dei parlamentari. Gli articoli 1 e 2 del disegno di legge costituzionale, modificando gli articoli 56 e 57 della Costituzione prevedono un taglio del numero dei rappresentanti che vede i deputati passare dagli attuali 630 a 508 e i senatori eletti, da 315 a 254. Guardando al piano materiale è di tutta evidenza che un organo legislativo ridotto potrebbe non solo condurre ad un risparmio della spesa ma anche e soprattutto garantire una maggiore rilevanza nella selezione e scelta dei nostri rappresentanti. Tuttavia tale riduzione potrebbe nel contempo ridurre la possibilità di scelta e non rispecchiare la complessità della società italiana... (segue)



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