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NUMERO 15 - 24/07/2013

 Conclusioni (molto provvisorie…)

Chi avesse avuto la pazienza e l’accortezza di leggere tutte le pagine che precedono, stante l’oggettivo interesse dei contributi di riflessione “a caldo” che Eloisa Cristiani ha sapientemente e con merito voluto organizzare e raccogliere intorno al “caso ILVA”, si sarà reso facilmente conto che non è possibile giungere, sulla complessa vicenda, ad alcuna conclusione certa e definitiva se non quella, assai precaria, costituita dal complesso sovrapporsi delle decisioni giurisdizionali, delle disposizioni di legge e degli atti amministrativi che la costellano e ne definiscono attualmente i contorni. Questa banale constatazione non impedisce tuttavia di aggiungere qualche considerazione di ordine più generale intorno alle tante questioni sollevate dai contributi che hanno inteso esaminare il caso dai vari punti di vista giuridici. Piuttosto che entrare nel merito della vicenda, vorrei offrire qualche considerazione di ordine metodologico, suggerita dai due elementi fattuali che sembrano caratterizzare qualsiasi tentativo di mettere (giuridicamente) ordine nella vicenda: l’ormai dirompente “normalità dei disastri”, che induce Gaetana Morgante a riflettere circa l’opportunità di un radicale mutamento di politica legislativa penale, e l’innegabile complessità delle vicende contemporanee, nelle quali la crisi economica finisce per esaltare ed esacerbare, stressandole sino alle estreme conseguenze, le interrelazioni e le interdipendenze tra profili economici, sociali, di tutela dei diritti e quant’altri elementi confliggenti che un tempo il diritto aveva l’illusione di dominare e ricondurre ad unità... (segue)



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