Abstract [It]: Il presente contributo propone una rilettura sistemica della giurisprudenza della CGUE alla luce dell’art. 31(3)(c) CVDT, inteso come vincolo procedurale di condotta. In un ordinamento — quale quello dell’Unione europea — che si definisce costituzionalmente aperto al diritto internazionale, ma strutturalmente autonomo rispetto ad esso, l’art. 31(3)(c) CVDT, letto in combinato disposto con gli artt. 3, par. 5, e 21 TUE, si configura come disciplina metodologica del coordinamento tra fonti di ordinamenti distinti, e non come criterio gerarchico di soluzione dei conflitti. La sua procedimentalizzazione ha infatti consentito un’importazione controllata di modelli normativi esterni, integrando standard e contenuti convenzionali attraverso i principi generali del diritto dell’Unione, o applicando principi generali del diritto internazionale nella forma dei principi generali del diritto europeo. D’altro lato, come dimostrerà l’analisi della giurisprudenza un uso modulare dell’art. 31(3)(c) CVDT ha consentito di realizzare interpretazioni conformi di norme pattizie, consuetudinarie e imperative, la cui intensità varia in funzione della natura e del contenuto delle norme coinvolte, secondo un approccio content-based anziché gerarchico. Da ultimo, tale vincolo procedurale, se opportunamente valorizzato, appare non meno capace di orientare letture metodologicamente più solide dei limiti costituzionali all'integrazione delle fonti esterne — contribuendo così a fondare, su basi argomentative più trasparenti, la funzione nomofilattica della Corte di giustizia dell’Unione europea.
Title: European nomofilachy and the integration of external sources: Article 31(3)(c) of the Vienna Convention on the Law of Treaties (VCLT) as a methodological principle of the Court of Justice of the European Union
Abstract [En]: This contribution proposes a systemic rereading of the case law of the Court of Justice of the European Union (CJEU) in light of art. 31(3)(c) VCLT, understood as a procedural obligation of conduct. Within a legal order—such as that of the European Union—which defines itself as constitutionally open to international law yet structurally autonomous from it, art. 31(3)(c) VCLT, read in conjunction with art. 3(5) and 21 TEU, emerges as a methodological framework for coordinating sources from distinct legal orders, rather than a hierarchical criterion for conflict resolution. Its proceduralization has enabled a controlled importation of external normative models, integrating conventional standards and contents through the general principles of EU law, or applying general principles of international law in the guise of general principles of European law. Furthermore, the analysis of the case law highlights a modular use of art. 31(3)(c) VCLT to achieve consistent interpretations of treaty-based, customary, and peremptory norms, the intensity of which varies according to the nature and content of the rules involved, following a content-based rather than a hierarchical approach. Finally, this procedural obligation, still only partially leveraged, can guide methodologically sounder interpretations of the constitutional limits to the integration of external sources—thereby contributing to establishing the nomophylactic function of the CJEU on more transparent argumentative foundations.
Parole chiave: nomofilachia, CVDT, interpretazione conforme, interpretazione sistemica, autonomia UE
Keywords: Nomophylactic function of the CJEU, VCLT, Consistent interpretation, systemic interpretation, autonomy of EU legal order
Sommario: 1. Introduzione. L’art. 31(3)(c) CVDT: un obbligo procedurale per la Corte di giustizia dell’Unione europea. 2. Procedimentalizzare l’art. 31(3)(c) CVDT per integrare modelli normativi esterni. 2.1. L’importazione di standard e contenuti convenzionali per il tramite dei principi generali del diritto UE. 2.2. L’applicazione dei principi generali del diritto internazionale nella forma dei principi generali del diritto UE. 3. Interpretazione conforme modulare e content-based: l’art. 31(3)(c) CVDT come guida metodologica. 3.1. Dalla conformità “as far as possible” a “to the fullest possible extent” per le norme pattizie. 3.2. Massima conformità alle norme imperative del diritto internazionale generale. 4. Limiti costituzionali dell’ordinamento UE e art. 31(3)(c) CVDT: un vincolo procedurale a fondamento della nomofilachia europea. 5. Conclusioni.
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