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NUMERO 12 - 17/06/2009

 Italia, il bipolarismo tiene alla prova delle elezioni europee

Nelle elezioni per il rinnovo dei rappresentanti al Parlamento europeo, all’Italia spettano 72 seggi, ossia 6 in meno di cinque anni fa quando, per l’appunto, le cinque circoscrizioni elettorali italiane elessero 78 eurodeputati. La riduzione dei seggi, che come noto origina dall’allargamento del numero dei Paesi aderenti all’Unione europea (da 25 a 27), in seguito al quale è stato necessario distribuire nuovamente i seggi tenendo conto del dato demografico, incidendo – in questo modo - in particolare proprio sul numero degli eletti dei Paesi più grandi.
Con Decreto del Presidente della Repubblica del primo aprile 2009, i 72 seggi sono stati distribuiti tra le cinque circoscrizioni previste dalla legge n. del 1978 e s.m.i., attribuendone 19 alla circoscrizione nord-occidentale, 13 a quella nord-orientale, 14 a quella centrale, mentre 18 sono stati i seggi assegnati alle Regioni del Sud e 8 alle due Isole maggiori. Rispetto alle consultazioni del 2004, dunque, in ciascuna circoscrizione è stato eletto un europarlamentare in meno, ad eccezione di quella nord-orientale che ha perso due seggi. Per ciascuna circoscrizione è stata utilizzata una scheda di coloro differente: grigio per la prima (nord orientale), marrone per l’Italia Orientale, rosso per l’Italia centrale, arancio al Sud e rosa nelle Isole, proprio come nel 2004.
In Italia i 50 milioni di elettori hanno potuto votare su due giorni, ossia sabato 6 e domenica 7 giugno, dalle ore 15 alle 22 il primo giorno e dalle 7 alle 22 il secondo, con inizio delle operazioni di spoglio alle ore 22 della domenica. Come noto, a prescindere dall’esperimento in occasione delle elezioni politiche 2001, in Italia le votazioni si svolgono generalmente per l’intera giornata di domenica e per metà del lunedì successivo; l’esigenza comunitaria di chiudere tutte le consultazioni entro domenica ha fatto si che anche nel 2009, come nel 2004, si procedesse in deroga all’ordinaria calendarizzazione elettorale.
In contemporanea con le elezioni europee, inoltre, si sono svolte le elezioni amministrative (provinciali e comunali) in una parte significativa del Paese; nello specifico, si è provveduto al rinnovo di oltre la metà delle amministrazioni comunale (4.281 su 8.100, dei quali 200 circa sopra i 15.000 abitanti e 30 capoluoghi di Provincia) e provinciali (59 delle 110 esistenti), nonché alla elezione degli organi politici delle tre Province di nuova istituzione (Monza-Brianza in Lombardia, Fermo nelle Marche e Barletta-Andria-Trani in Puglia).
Questo dato appare interessante nella misura in cui – a differenza del sistema elettorale provinciale – quello comunale prevede la possibilità per l’elettore di esprimere il voto di preferenza per un candidato al Consiglio comunale; in questo modo, gli elettori dei Comuni chiamati al rinnovo hanno potuto esprimere voti di preferenza su due delle schede elettorali ed è facile immaginare che questa possibilità abbia inciso, riducendolo, sul numero delle preferenze espresse.



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