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FOCUS - Human Rights N. 3 - 05/02/2020

 Corte di Giustizia, Sentenza del 05/11/2019, La Corte afferma la contrarietà al diritto dell’Unione Europea delle disposizioni legislative introdotte in Polonia nel 2017 relativamente all'età di pensionamento dei magistrati

Contrastano con il diritto dell’Unione Europea le disposizioni della “legge recante modifica della legge sull’organizzazione dei tribunali ordinari e di talune altre leggi” del 12 luglio 2017, le quali prevedono (all’art. 13) un’età di pensionamento differenziata in base al sesso dei magistrati dei tribunali ordinari, del pubblico ministero e della Corte Suprema polacca (Sąd Najwyższy) e determinano pertanto una discriminazione, violando altresì i principi di inamovibilità e di indipendenza dei giudici. In conseguenza dell’introduzione di tali disposizioni, lo Stato polacco è venuto meno agli obblighi ai quali è tenuto in forza dell’art. 157 TFUE nonché degli artt. 5, lett. a) e 9 §.1 lett. f) della Direttiva 2006/54/CE, riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. Questo Stato, inoltre, riservando al Ministro della Giustizia (ai sensi dell’art. 1, punto 26, lett. b) e c) della legge contestata) il potere di autorizzare discrezionalmente la proroga dell’esercizio delle funzioni dei magistrati polacchi in deroga al limite dell’età pensionamento fissato dalla legge medesima, è venuto meno agli obblighi derivanti dall’art.19 §.1 comma II TUE.



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