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NUMERO 7 - 25/02/2026

 È arrivato il momento della Costituzione europea: se non ora quando?

Per l’Europa ci vuole un “federalismo pragmatico”, sostiene Mario Draghi. In Europa c’è già un “federalismo implicito”, afferma Andrea Manzella. Entrambi, assumono il federalismo quale collante istituzionale per rafforzare l’Unione europea su due percorsi distinti ma non distanti. Quello economico e quello giuridico. Vado per ordine. La proposta di Draghi nasce dall’obiettivo di smarcare l’Europa dall’essere un grande mercato, soggetto alle priorità altrui, per diventare una grande potenza federata, specialmente in settori strategici come la difesa, la politica industriale e gli affari esteri. Anche per fronteggiare la forza economica degli Stati Uniti e della Cina. Ci troviamo davvero davanti a un tornante decisivo della storia. Il vecchio ordine mondiale è defunto e l’Europa deve sapere rinegoziare i rapporti e le relazioni internazionali, senza subordinazioni e divisioni. Secondo Manzella, invece, il federalismo in Europa c’è già in quanto “implicito”. A questa conclusione, Manzella arriva con un lucido e solido ragionamento, sia giuridico sia politico, riassumibile con l’affermazione: «l’integrazione [fra gli stati europei] si struttura nel tempo, oltre che con la forma scritta, per una sorta di “consolidamento funzionale”». Sarà pure così, ma una struttura federale, con le sue definite attribuzioni e competenze, non può inscriversi all’interno di una cornice normativa certa e condivisa, che non può che essere una Costituzione. Una Carta fondamentale di tutti i cittadini europei, dove prevedere e prescrivere diritti, doveri e poteri... (segue)



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