Abstract [It]: Lo scritto evidenzia che il tratto qualificante gli enunciati della Carta costituzionale non è tanto quello dell’apertura della loro struttura quanto l’altro della densità assiologica, conseguente al fatto che in essi nel modo più immediato e fedele si rispecchiano l’immagine del Costituente e i valori che stanno a fondamento della Repubblica. Insiste, poi, sulla necessità di fare capo a talune consuetudini culturali affermatesi nella pratica giuridica e volte alla ricognizione semantica degli enunciati costituzionali, distinguendo tra una consuetudine generale, riguardante la Costituzione nella sua interezza, e consuetudini particolari, relative ai singoli enunciati o a gruppi di enunciati.
Title: The Language of the Constitution and the Language of Its Interpreters
Abstract [En]: The paper highlights that the defining feature of the constitutional provisions lies not so much in the openness of their linguistic structure as in their axiological density. This density stems from the fact that these provisions most immediately and faithfully reflect the image of the Constituent Assembly and the values underpinning the Republic. The analysis further stresses the need to draw upon certain cultural conventions that have taken shape within legal practice and that guide the semantic reconstruction of constitutional provisions. It distinguishes between a general convention, concerning the Constitution as a whole, and particular conventions, relating to individual provisions or groups of provisions.
Parole chiave: Linguaggio della Costituzione, linguaggio degli interpreti, consuetudini culturali di riconoscimento del significato degli enunciati
Keywords: Language of the Constitution, language of interpreters, cultural conventions for recognizing the meaning of constitutional provisions
Sommario: 1. Non l’ampiezza di apertura della struttura nomologica bensì la densità assiologica è il tratto qualificante gli enunciati costituzionali. 2. La mediocre intensità prescrittiva che connota molti enunciati costituzionali, per ciò stesso esposti a consistenti “modifiche tacite”, e le conseguenze di ordine sistematico che discendono dalla densità assiologica che è propria degli enunciati stessi, con il bisogno di far capo costantemente alla “qualità” delle norme da essi prodotte quale specificamente si coglie ed apprezza in forza di talune consuetudini culturali diffuse tra gli operatori e nel corpo sociale che ne danno il riconoscimento. 3. Le consuetudini culturali quali punti di riferimento per la messa a punto e il riconoscimento del diritto costituzionale vivente, in ispecie il rilievo della consuetudine generale, riguardante il senso complessivo della Costituzione per il suo essere figlia di una congiuntura storico-politica particolarmente sofferta, e delle consuetudini particolari, aventi ad oggetto singoli enunciati o “insiemi” (o “sottoinsiemi”) dagli stessi composti, che richiedono di venire a formazione per effetto di un fermo e costante orientamento assiologicamente qualificato. 4. Due esempi di consuetudini particolari ormai profondamente radicate in dottrina e giurisprudenza, seppur espressive – a me pare – di una lettura della Carta vistosamente distorta (con specifico riguardo alla controfirma ministeriale ed alla efficacia delle decisioni della Corte costituzionale). 5. Le consuetudini particolari discoste dai valori fondamentali positivizzati quali spie di un fatto costituente ormai affermatosi ovvero in via di progressiva maturazione, il carattere “pietrificato” o imbalsamato del linguaggio costituzionale riguardante i diritti fondamentali, nel mentre il corrispondente linguaggio degli interpreti si è nel frattempo profondamente rinnovato, anche per effetto della venuta alla luce delle Carte dei diritti e del “gioco” incessante che le stesse intrattengono con la Costituzione, dandosi sostegno ed alimento a vicenda.
Stop and go della Consulta in tema di procreazione medicalmente assistita e di famiglia (noterelle a prima lettura di Corte cost. nn. 68 e 69 del 2025)
Antonio Ruggeri (04/06/2025)