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FOCUS - Territorio e istituzioni N. 22 - 05/08/2026

 L’Accordo sulla biodiversità marina oltre la giurisdizione nazionale: architettura sistemica, criticità e sviluppo progressivo di un regime in costruzione

Abstract [It]: L’Accordo sulla conservazione e sull’uso sostenibile della diversità biologica marina delle aree al di là della giurisdizione nazionale, entrato in vigore il 17 gennaio 2026, è il terzo accordo di attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare nonché l’intervento normativo più ambizioso sul governo degli oceani globali degli ultimi quarant’anni. Il contributo ne offre un’analisi critica che muove da una tesi centrale: l’Accordo, pur definendo un’architettura istituzionale coerente attorno ai quattro pilastri sostanziali – aree marine protette, valutazione d’impatto ambientale, risorse genetiche marine e trasferimento di tecnologia –, ha deliberatamente rinviato alla Conferenza delle Parti la soluzione dei nodi politicamente irrisolvibili in sede negoziale, configurandosi come accordo-quadro a contenuto normativo differito. Sul piano della lex lata, il contributo identifica le lacune strutturali dell’impianto: l’ineffettività delle aree marine protette nei confronti degli organismi settoriali e degli Stati non Parti; l’assenza di standard vincolanti per le valutazioni d’impatto; le ambiguità del regime di benefit-sharing; la debolezza degli obblighi di trasferimento tecnologico. Sul piano della lex ferenda, individua i percorsi evolutivi – nella prassi delle CoP, nello sviluppo progressivo del diritto internazionale e nell’integrazione con i regimi paralleli – attraverso cui queste lacune potrebbero essere colmate. La tesi conclusiva è che l’effettività dell’Accordo dipenderà non tanto dalla solidità del testo, bensì dalla volontà politica di darvi attuazione.

 

Title: The Agreement on Marine Biodiversity beyond National Jurisdiction: Systemic Architecture, Structural Weaknesses, and the Progressive Development of a Regime under Construction

Abstract [En]: The Agreement on the Conservation and Sustainable Use of Marine Biological Diversity of Areas beyond National Jurisdiction, which entered into force on 17 January 2026, is the third implementing agreement under the United Nations Convention on the Law of the Sea and the most ambitious normative intervention in global ocean governance in four decades. This article advances a central argument: the Agreement, while establishing a coherent institutional architecture around its four substantive pillars – marine protected areas, environmental impact assessment, marine genetic resources, and technology transfer –, has deliberately deferred to future Conferences of the Parties the resolution of issues that proved politically intractable at the negotiating table, functioning as a framework agreement with postponed normative content. On the lex lata side, the article identifies the regime’s structural gaps: the legal ineffectiveness of marine protected areas against pre-existing sectoral bodies and non-party States; the absence of binding environmental impact assessment standards; the ambiguities of the benefit-sharing regime; and the weakness of technology transfer obligations. On the lex ferenda side, it maps the evolutionary pathways – through CoP practice, the progressive development of international law, and integration with parallel regimes – through which these gaps could be bridged. The concluding argument is that the Agreement’s effectiveness will depend not on the solidity of its text, but on the political will to implement it.

 

Parole chiave: BBNJ Agreement, aree marine protette, risorse genetiche marine, benefit-sharing, clausola di non pregiudizio, governance degli oceani

Keywords: BBNJ Agreement, marine protected areas, marine genetic resources, benefit-sharing, non-undermining clause, ocean governance

 

Sommario: 1. Introduzione. 2. L’Accordo BBNJ come terzo accordo di attuazione dell’UNCLOS: posizione nel sistema e tensioni strutturali. 3. Struttura istituzionale: architettura sulla carta e funzionamento reale. 4. Aree marine protette e strumenti di gestione per aree: il banco di prova dell’Accordo BBNJ. 5. Valutazione di impatto ambientale: un obbligo procedurale ancora indefinito. 6. Risorse genetiche marine e condivisione dei benefici: il nodo politico più irrisolto. 7. Trasferimento di tecnologia e capacity building: obblighi di mezzi o di risultato? 8. Il problema delle grandi assenze: gli Stati non Parti e il free riding strutturale. 9. L’Accordo BBNJ e il quadro del diritto internazionale ambientale: coerenza o frammentazione? 10. Conclusioni: l’Accordo BBNJ come cantiere aperto e spunti di sviluppo progressivo.



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