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FOCUS - Difesa europea, quali prospettive N. 1 - 14/01/2019

 Il Fondo Europeo di difesa: il ruolo dell'Italia

Ricordo perfettamente quel pomeriggio del luglio 1989, quando l’allora Colonnello Gianalfonso D’Avossa volle scoprire – all’interno della Scuola di Applicazione di Torino – una iscrizione che recitava “l’Europa Unita potrebbe iniziare da noi”. Facendo ciò ci ricordava (era e sarebbe stato ancora un fil rouge della sua vita) la necessità di un pensiero autenticamente visionario e trasversale, in grado di andare oltre i sentimenti del tempo presente, per immaginare e dare corpo ad una realtà più ampia, matura e solida di quella strettamente legata al tradizionale approccio nazionale. D’Avossa era un uomo che incrinava le certezze, combatteva le tradizioni di comodo, amava porre i suoi interlocutori in situazioni disagevoli, sapeva fornire alle consuetudini una luce completamente diversa, proponendo sempre soluzioni ardite e decisamente non convenzionali. Questo pensiero mi tornò in mente quando Ursula Van Der Leyen, Ministro della difesa della Repubblica Federale di Germania, nel corso di una riunione ministeriale a Bruxelles, già nel corso di questo decennio, guardò negli occhi i suoi colleghi e pose una domanda destinata a far riflettere. “Se oggi scoppiasse una crisi armata nel nordafrica, nei Paesi del Maghreb, ritenete che la NATO interverrebbe?”. Una domanda rimasta senza la risposta che Van Der Leyen sottendeva: esistono interessi sempre più intrinsecamente legati all’Europa, intesa come Unione, che hanno bisogno di risposte di nuova e ardita ispirazione. Trasversali, creative, in grado di superare le convenzioni che hanno – sino ad ora – governato gli affari dei Paesi Membri dell’Unione; anche e soprattutto nel campo della Difesa e Sicurezza continentale… (segue)



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