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FOCUS - Italia, Europa: i diritti fondamentali e la rotta dei migranti N. 2 - 25/03/2019

 La tutela giurisdizionale dei migranti e il ruolo dell'avvocato ''immigrazionista''

L’avvocato immigrazionista sarebbe tentato di raccontare le storie e le voci raccolte durante gli anni dell’impegno professionale su questo tema. Per dare voce ai tanti migranti che gli hanno dato mandato per avere giustizia. Per dare conto delle battaglie amministrative e giudiziarie per cercare di ripristinare diritti negati o violati. Infatti, lo scambio di esperienze e il continuo confronto sono fondamentali in questa materia, che è diritto vivente per eccellenza. Si tratta di un ambito del diritto che cambia di continuo, per la molteplicità delle fonti (specie quelle secondarie) che la governano e per la continua oscillazione della giurisprudenza, tanto europea, quanto nazionale. Il presente scritto è dunque, un tentativo, per forza di cose parziale, di fare il punto su anni lunghi e, si potrebbe dire, drammatici. Il contesto nel quale ci si muove è quello che parte agli inizi dell’anno 2017 con la cosiddetta riforma Minniti Orlando e che sfocia nelle politiche italiane ed europee dell’estate successiva tese all’esternalizzazione delle frontiere esterne della UE e confermate con il Vertice di Parigi del 28 agosto 2017. Il 2017 è, insomma, un anno spartiacque, almeno per quanto concerne la partita della protezione internazionale.  Ciò che sembra emergere in questo quadro è un legislatore travolto da una (presunta) emergenza e dalle paure verso lo straniero (assai alimentate nell’opinione pubblica dagli attori politici in campo) che vara una normativa che restringe i diritti e le garanzie per i richiedenti la protezione internazionale e che rimette mano, assai confusamente, alla materia, con l’obiettivo dichiarato di razionalizzare e accelerare le procedure di riconoscimento della protezione internazionale di contrasto all’immigrazione illegale. Il riferimento è alla legge n. 46/2017, che converte con modificazioni il decreto legge 13/2017. Conviene subito accennare ad alcune delle criticità di tale normativa, la cui applicazione è ancora in itinere. Tali criticità sono già state ampiamente analizzate da autorevoli studiosi, da colleghi e dall’ASGI.  Innanzitutto, va evidenziata la preoccupante scelta di de-giurisdizionalizzare la materia della protezione internazionale, in nome di una dichiarata accelerazione verso la definizione degli status (di rifugiato politico, di titolare di protezione sussidiaria o umanitaria). Ciò si dovrebbe realizzare restringendo i tempi del ricorso avverso il diniego delle Commissioni territoriali attraverso un rito speciale che, ordinariamente, può fare a meno dell’udienza di comparizione della parte, limitandosi, il Tribunale, al mero riesame della videoregistrazione dell’audizione del richiedente innanzi alle stesse commissioni. Risponde alla medesima logica l’abrogazione del grado di appello in una materia delicata in quanto verte sull’accertamento degli status della persona. Desta più di una perplessità poi l’istituzione di una Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione delle persone presso ogni tribunale ove ha sede una Corte d’Appello; sezione che non raccoglie tutte le competenze in materia e che lascia inalterata la complessa suddivisione tra tribunali ordinari, amministrativi e giudici di pace... (segue)



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